Alla riscoperta delle montagne

“I monti le piagge i fiumi e le selve” così scriveva Dante nell’Inferno e così, seguendo l’eco di quelle antiche parole, noi di Generazione Identitaria abbiamo lasciato le comode piagge estive, i nostri fiumi e foreste, per arrivare sulle vette e da lì, sentire il suono più divino della vita.
Ci siamo esulati per due giorni dall’inferno della modernità, priva di spirito, e abbiamo riscoperto i luoghi dove i nostri antenati hanno combattuto e versato sangue per la nostra vera libertà. Con dedizione abbiamo ripercorso quegli antichi sentieri che  ricordano cosa veramente eravamo in passato, in quel passato in cui ragazzi come noi hanno dovuto abbandonare la loro giovinezza per donarla alla loro terra, in quello stesso passato in cui sia il contadino sia l’industriale prendevano in mano il moschetto e, dalle trincee impregnate di sangue e fango, combattevano spalla a spalla contro i “kakobarbaroi”, i brutti barbari invasori.
Molti si chiederanno come quattro ragazzi di oggi possano comprendere il sacrificio compiuto da quelle persone; ebbene la risposta, noi di Generazione Identitaria  l’abbiamo data, non con le parole ma con l’azione e con la dura fatica della scalata.  In questo modo, noi giovani identitari, ci distinguiamo dal  resto dei ragazzi di oggi, non solo appartenendo ad un movimento nuovo, ma attraverso la  capacità di trasformare l’ideale in puro atto, volto a dare l’esempio.

12000003_434086666780075_939399787_nIn quei giorni, infatti, ci siamo lasciati alle spalle le comodità della pianura: il letto morbido, il cibo cotto e caldo, la televisione ed internet, per riabbracciare la vera vita a contatto della natura più genuina e candida. In un certo senso, seppur estremamente ridotto, abbiamo rivissuto ciò che i nostri antenati combattenti vissero in quei momenti di ansia per la notte o per il sentiero che si delineava dinnanzi a loro e, come loro, abbiamo affrontato l’asprezza della montagna consolandoci a vicenda e inframezzando il camminare con battute e risate che ci hanno permesso di arrivare, dopo ore di camminata, alla nostra agognata meta, ovvero le trincee.

A mio umile parere, quelli sono stati alcuni tra i giorni più belli dell’ estate perchè vissuti appieno e con grande fervore.
Invito tutti coloro che leggeranno queste semplici parole a vivere un’esperienza simile, in onore di chi è morto in passato e di chi continua, nel presente, a morire per ciò in cui crede.

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