Antica Tradizione: l’eredita’ del Mito

“Immagini che corrono tra i sogni e la mia mente
Confuso nella rabbia di una gioventù ribelle
Forte di un passato che di roccia ha costruito
I simboli che incarnano l’eternità del mito…”
(“Alba Aurea”)

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Gli Antica Tradizione sono una band per certi versi unica all’interno dell’attuale panorama musicale italiano, che troppo spesso tende a privilegiare artisti votati più alla propria mercificazione che, appunto, alla propria “arte”.
Ascrivibili, se non altro per convenzione, al cosiddetto filone della “musica alternativa” (categorizzazione che può significare  tutto e il contrario di tutto), nascono nel 1989 dalle ceneri del progetto Alkantara e ad oggi vantano una discografia comprendente quattro LP, un demo e due singoli, oltre ad un’apparizione su una compilation di tributo agli Janus, band fondamentale per la nascita e lo sviluppo del genere. Considerato poi che tale etichettatura accomuna artisti generalmente poco noti al grande pubblico a causa di inerenze, fondate o presunte, con una ben determinata area politica, rientrano a pieno titolo nel novero dei gruppi “di nicchia”, il cui operato è rivolto nello specifico al singolo piuttosto che alla massa.
Il loro stile si colloca essezialmente tra rock e folk di stampo cantautorale, che in più di un’occasione rimanda alla musica medievale e celtica, senza però disdegnare saltuari echi di elettronica, riscontrabili soprattutto all’interno degli ultimi lavori.
Le tematiche sono estremamente eterogenee, per quanto accomunate da retaggi del medesimo patrimonio culturale, spaziando dalla mitologia greca (“Ad Eleusi”) alla storia romana (“La Legione d’Augusto”), dall’epopea cavalleresca (“Camelot”) alla causa irlandese (“Il Giorno di San Patrizio”), fino a toccare le grandi lotte, intese sia a livello strettamente bellico che spirituale od intellettuale, con cui l’età contemporanea si trova costretta a misurarsi (“Santa Guerra”).
Eppure, al di là della mera descrizione oggettiva, che potrebbe risultare troppo arida nella sua schematicità, ciò che maggiormente affascina l’ascoltatore è l'”alchimia” delle composizioni, capace di trasmettere un’infinita varietà di sensazioni e atmosfere in base alla necessità del contesto: è possibile, ad esempio, trovarsi proiettati dalla solenne epicità di una battaglia imminente, che reca il peso di un dovere sacro ed ineluttabile, alla dimensione riflessiva ed intima, se non animata dalla più onirica dolcezza, di un cavaliere che si abbandona alla contemplazione della propria dama, difesa con ogni fibra del proprio essere.
Tuttavia, è solo addentrandosi maggiormente nell’essenza che permea lo spirito delle canzoni e giungendo ad una reale interiorizzazione del messaggio contenuto in ogni parola, che avviene un’immedesimazione profonda al punto di spiccare il volo con la mente e con il cuore.

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“[…] Siamo i testimoni delle antiche lotte
Lo spirito dei padri, il fuoco nella notte…”
(“Ad Gloriam”)

Ciò che rappresenta questa vera e propria antologia è la nostra Storia, di Indoeuropei, figli della terra dei nostri padri e delle sue tradizioni, le quali includono miti e leggende, opere e ritualità sacre. Volgendo lo sguardo al presente, cupo si presenta il panorama, poiché tutto questo ci sta venendo strappato, le nostre radici recise e la nostra Identità minacciata dall’oblio e dai diktat di un “ordine superiore” a sua volta prono ad interessi di carattere puramente economico e finanziario; in generale, è la preponderante prevalenza del materialismo sullo spirito che sta spingendo la nostra civiltà sull’orlo del collasso. Abbiamo smarrito “la diritta via” (per ricorrere a celeberrime allegorie dantesche) ed ogni passo, addentrandoci sempre più nella “selva oscura”, potrebbe essere l’ultimo che ci separa dal baratro della perdizione.
In questo sconfortante scenario, il Mito (dal greco “mythos”: “racconto”), non è più qualcosa in cui riconoscersi, non rappresenta più il nucleo di un’identità culturale, poiché la sua trasmissione, il suo perpetuarsi in quanto conoscenza fondativa, è andata scemando nel tempo. Venendo meno la sua “eternità”, l’Uomo odierno si trova spaesato come a bordo di una ideale zattera della Medusa, alla deriva in balia della corrente, senza guida.
Pertanto, è necessario che Storia, Mito e Tradizione tornino ad essere, chiamando in causa Cicerone, “maestri di vita”, come fari nella notte che consentano all’individuo di ritrovare la propria strada senza cedere alle innumerevoli effimere “deviazioni” che la modernità semina lungo il suo cammino. Le nostre origini risalgono alla notte dei tempi, ed è grazie a questa pesante eredità millenaria che oggi siamo qui: sul sangue degli eroi caduti sul campo di battaglia in nome di un ideale puro, è nostro compito impugnare la stessa spada con l’animo saldo e risoluto di chi è consapevole della propria missione e si batterà sfidando anche il destino, per quanto possa farsi pressante la morsa del Leviatano sopra la sua testa.
Perché i veri Eroi siamo noi giovani, chiamati dal passato a forgiare il futuro nostro e dei nostri figli, così come seguiamo il solco tracciato dai nostri predecessori, iniziando dal presente.

“[…] Ora l’Europa ha un testimone che avanza,
un nuovo sole proprio in mezzo al cielo…”
(“Carlomagno alla Fermata del Tram”)

 

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