Catone, la virtus al potere

 

Catone, invece, non mirava che alla moderazione, alla dignità, soprattutto all’austerità; non gareggiava in ricchezza coi ricchi, in faziosità coi faziosi, ma in valore coi coraggiosi, in riservatezza coi modesti, in integrità con gli onesti. Voleva essere, più che apparire, buon cittadino. Ne derivava che, quanto meno tendeva alla fama, tanto più questa lo accompagnava” Sallustio, Bellum Catilinae.

Marco Porcio Catone nacque a Tusculum, l’odierna Frascati, da una famiglia di umili origini, una famiglia plebea, dedita soprattutto all’agricoltura, che si era contraddistinta per i servizi militari svolti in favore di Roma. Il “Censore”, come verrà soprannominato dopo la severa amministrazione della provincia spagnola, fu educato affinchè divenisse un agricoltore, e amò molto questa professione, ma la vita ebbe in serbo per lui ben altri campi di battaglia. La seconda guerra punica, alla quale egli partecipò giovanissimo, gli segnò la vita, infatti, notato da Lucio Valerio Flacco, fu condotto a Roma, e qui da homo novus cominciò il proprio cursus honorum, parteggiando per il partito conservatore, e divenendo in sequenza questore (204), edile (199), pretore (198) console (195), ed infine concluse la propria carriera politica nel 184 con la carica di censore.

Catone è una figura eterna, immortale, è il rappresentante principe della moralità, del bene pubblico prima di ogni altra cosa, della vittoria del giusto sull’utile. Catone è un’immagine ben lontana però dalle figure che quest’oggi governano in Italia, egli fu sempre dalla parte della Res Publica, fu in prima linea per difendere i “mos maiorum“, per proteggere la collettività dall’arrivismo, dall’avidità, dalla corruzione, dall’appropriazione indebita. Egli fu acerrimo nemico del lusso, specialmente quando ostentato da coloro i quali erano incaricati di amministrare la cosa pubblica, in quanto riteneva che non solo la ricchezza in sè ma anche la ricerca di essa portasse al degrado, alla corrosione morale e, ulteriormente, allontanasse dai veri valori della vita e del bene comune. In quest’Italia probabilmente Catone non avrebbe trovato spazio, in una società dove vanno avanti corrotti e corruttori, arrivisti e condannati, dove la politica è gestita tramite demagogia ed insulti, dove si entra in Parlamento, non per ricercare il bene della Res Publica, ma solo ed unicamente per accrescere il proprio conto in banca attuando una politica volta alla rielezione e al mantenimento della poltrona, piuttosto che una politica rivolta alle generazioni presenti e future.

In questa Italia dove l’onestà è una debolezza, e la furbizia una virtù, Catone sarebbe stato messo all’angolo, deriso per la propria fermezza, per la propria solidità, per la propria tenacia nel cercare di essere, prima di tutto egli stesso, un ottimo cittadino e cosi diventare esempio per gli altri. Nella nostra Italia manca un Catone, manca un uomo di tal fatta e manca davvero da tanto tempo, forse troppo, o magari è stato solo un caso isolato, una favilla nell’oscurità, ma è pur sempre esistito quest’uomo e per questo dobbiamo avere, si la speranza che possa ripresentarsi, ma soprattutto bisogna avere l’obbligo di far in modo che un uomo del genere possa tornare, anzi dirò di più, fare in modo che non sia più un fatto isolato, bensì creare le basi affinchè possa diventare la regola, creando così una nuova società, una società più giusta, una società più equa, una società migliore. Catone il Censore si batteva per non snaturare i costumi dei romani, ora, dal momento che i costumi sono già corrotti, si sarebbe battuto per una rinnovazione di usi e costumi, per una rinnovazione di un codice etico e valoriale che è andato perduto. “Ricorda chi eravamo”, urlò Leonida alle Termopili, oggi bisogna ricordare chi eravamo per scegliere chi voler essere domani. Cicerone nel suo “De Senectute“, attribuirà a Catone stesso un monito che deve essere la stella polare per la classe dirigente : “Serit arbores, quae alteri saeclo prosint“, ovvero “Pianta alberi, che gioveranno in un altro tempo”.

Un Commento:

  1. Ognuno di noi è frutto del suo tempo,ma l’onestà,il piacere di costruire qualcosa che vive e funziona bene,in un ambiente di pari, dove chi sbaglia non viene perdonato ma paga per quello che ha rotto,è eterno.

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