I Templi e la Mezzaluna. La Sicilia alla guerra dell’Identita’

detail_thumb_gallery_48c4e7777a88e_96bGrande clamore hanno suscitato, sia nel mondo politico, che in quello metapolitico, le querelle tra il noto giornalista Pietrangelo Buttafuoco e Giorgia Meloni. Oggetto del contendere: la presunta candidatura del primo alla carica di governatore della Regione Siciliana, da impedire, secondo la Meloni, a causa della sua conversione alla fede islamica avvenuta qualche tempo fa.
Ma ancora più dibattiti ha suscitato l’affermazione di Buttafuoco riguardante l’Islam in Sicilia, venuta alla ribalta in occasione di questi avvenimenti:

“La Sicilia islamica fu l’ esempio più alto di civiltà del Mediterraneo”

Palese provocazione, evidentemente, dal momento che non è mai esistita alcuna Sicilia Islamica, ma semplicemente una Sicilia temporaneamente sotto occupazione da parte di islamici, il che è ben diverso.

E’ sufficiente parlare, per duecento anni di occupazione, di una Sicilia “islamica”? E’ altresì noto che in Sicilia non avvenne mai alcuna conversione di massa da parte di siciliani alla nuova religione proveniente dall’Arabia, e che ciò non avvenne nemmeno in territori rimasti sotto occupazione musulmana ben più a lungo, come ad esempio la Grecia o la Romania. Chi oggi parlasse di civiltà “greco-islamica” sicuramente sarebbe giudicato, eufemisticamente, per un fantasioso, così come improbabili castelli in aria su di una “Romania Musulmana” mai esistita. Sono gli stessi musulmani inoltre, a negare l’esistenza di questa presunta civiltà sincretica della Trinacria, dal momento che i sudditi siciliani ebrei e cristiani, vale a dire la quasi totalità degli abitanti dell’isola, soggiaceva allo status di “dhimmi”, ovvero “suddito non musulmano”. E’ la stessa legislazione coranica quindi, a non prevedere alcun tipo di sincretismo. Peraltro, ci chiediamo se davvero lo splendore dell’”Emirato di Ṣiqilliyya” fosse superiore, nel campo della filosofia, delle arti e delle scienze, al ben più ricco e potente Califfato di Cordova nella Spagna meridionale, che poteva vantare alla sua corte personaggi del calibro di Ibn’Rushd (Averroè) e Ibn’Arabi. Fatti che sicuramente saranno noti ad un fine intellettuale come Buttafuoco, il che ci fa pensare che la sua boutade sia effettivamente una provocazione volta a mettere in luce la mentalità gretta di una certa destra occidentalista che non riesce a capire come il bandolo della matassa del problema dell’immigrazione non sia nel fattore religioso, quanto piuttosto da una somma di molteplici causalità, non interpretabili da slogan semplicistici e facilmente spendibili.
Il precedente però è pericoloso, non solo per alcune considerazioni che potrebbero sorgerne, che esamineremo più in seguito, ma per l’assoluta squalifica che quell’affermazione opera nei confronti della gran madre d’Italia, la Civiltà Romana, diretta ascendente della Civiltà Italiana.

Come si possono paragonare, a livello storico, filosofico, militare, scientifico, artistico, civile, duecento anni di “Sicilia Islamica” a più di mille anni di Civiltà Romana? Civiltà che, ricordiamo, dominò l’intero Mediterraneo per più secoli, e non una sola isola, né una sola sponda.
Sicuramente opera, in ambienti intellettuali meridionali, una certa fascinazione per la sponda sud del Mediterraneo e per la civiltà araba che la dominò e che continua tutt’ora ad influenzarla pesantemente, ma da identitari, non possiamo concordare né con chi afferma che tale civiltà fu la più alta e nobile del Mare Nostrum, né con chi, per scelta personale, decide di abbracciare l’Islam. La conversione di Pietrangelo Buttafuoco è un fatto privato, del quale chi scrive non intende assolutamente mettere in discussione la liceità o le motivazioni profonde, ciò nonostante, da Identitari, rimarchiamo come tale scelta non si possa considerare in linea con una visione del mondo identitaria, né dal punto di vista metapolitico e culturale, né dal punto di vista meramente politico-istituzionale. Se molti intellettuali di stampo guènoniano hanno a cuore l’idea di Tradizione, sarebbe opportuno ricordare che questa parola significa sostanzialmente trasmissione, eredità. Quindi, se le nostre scelte religiose e dottrinarie si vogliono basare sulla trasmissione, sull’eredità, perché la scelta dell’Islam?

Attenzione, una conversione può avere molte radici, alcune personali, altre psicologiche, altre ancora intellettuali. Abbiamo scelto di soffermarci sulla “conversione per Tradizione”, perché è quella a cui il più delle volte si ricorre per giustificare, dietro un sipario guenoniano, la propria scelta dell’Islam. Ma davvero possiamo parlare di eredità, riguardo all’Islam? Da chi è stato trasmesso l’Islam a Buttafuoco, e da chi esso dovrebbe essere ereditato dal popolo siciliano? Quale comunità storica, quale lascito di sangue (essendo stati, i pochi musulmani siculi rimasti, deportati a Lucera e poi sterminati dagli Angioini) hanno lasciato gli Arabi in Sicilia, tale da giustificare un riallacciamento all’Islam in nome della “Tradizione”?

Tutto questo, senza mettere in dubbio il valore della fu civiltà islamica, dei suoi filosofi, dei suoi mistici e dei suoi poeti, dai quali ci si può sentire affascinati per esotismo e curiosità, ma non certo in nome di una presunta “trasmissione, eredità”. Se tanta attenzione è posta da tali ambienti alla necessità di una trasmissione tradizionale sotto forma di catena, come mai tale attenzione non si applica in rapporto alla religione exoterica? Per qual motivo è possibile riconnettere la Sicilia ad un tradizione che in Sicilia è stata decapitata, mentre dai più è considerato, ad esempio, carnevalesco e ridicolo un riconnettersi con la tradizione ellenica, che di certo nulla invidia a quella islamica, e che ha, ci si permetta di dirlo, forse qualcosa in più da dire, non solo ai Siciliani, ma a tutti gli Italiani del Sud? Si dicano le cose come stanno, senza vergogna, si ammetta il fascino dell’esotico e dell’orientale, lo stesso che, assieme alle cineserie, tanto interessava e faceva sognare le nobiltà di settecento ed ottocento.

Persino l’oscuro e wagneriano re Ludwig II di Wittelsbach si fece costruire un padiglione moresco nella sua residenza di Linderhof, tra le Alpi dell’Ammergau. Ma i palazzi di Ludwig, è noto, erano monumenti ai sogni, e mai l’estroso re bavarese si sarebbe definito in alcun modo “moresco”. Oggi invece viviamo nella gran confusione del capitalismo che vede in Hollywood (appunto, la Fabbrica dei Sogni) e nella sua prassi, la dittatura che si esercita in ogni campo. Anche in ambiti che sembrerebbero lontani anni luce da quello del cinema, la dittatura dei sogni ha preso il sopravvento. Non è importante ciò che si eredita, ma ciò che piace, ciò che fa sognare, ciò che vende. La religione? Non si eredita più, si sceglie quella che ci fa più sognare, in base al nostro vissuto, alle nostre ideologie, alle nostre costruzioni sociologiche. E’ la legge del supermarket. Questo non vuol dire che gli uomini delle epoche pre-capitalistiche non sognassero, il Medioevo fu un grande “tempo del sogno” che forgiò, unendosi con l’immaginario greco romano, l’universo estetico e simbolico dell’Europa, gli stessi romantici furono inguaribili sognatori di mondi migliori. Ma quando il sogno prende il sopravvento sulla realtà, quando cessa di essere l’immagine a cui ispirarsi, per diventare il mondo in cui entrare, esso prende facilmente la forma di incubo.

L’accusa dei materialisti è sempre stata, in rapporto ad ogni utopia, di aver causato milioni di morti. Senza volersi addentrare in questioni di ordine politologico molto complesse, possiamo dire che tali milioni di morti siano avvenuti solamente laddove si sia persa la bussola, facendo diventare il sogno una realtà, anziché usarlo come guida e fonte di ispirazione. Possiamo ereditare il nostro passato con il Sangue e lo Spirito, ed il Sangue può ben essere un vettore per riconnettersi allo spirito. Chi scrive non si dilungherà sulla spiegazione di tali assiomi, che si comprendono per “folgorazione” oppure non si comprendono. Il vero discrimine del pensiero identitario, che è “sentito” da molti e spiegato da pochi, sta tutto qui. Il Sangue dei siciliani ci parla innanzitutto di Italia, poi ci parla di Ellade, di Catalogna e Castiglia, ci parla della Lombardia e della Normandia.

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Non ci parla, ci spiace per i guenoniani, né di Tunisia, né di Arabia. Si scelga pure l’Islam, se lo si vuole, come scelta di vita, ma non la si spacci in alcun modo per scelta “tradizionale” o ancor peggio per eredità.

Non è chiaro, altresì, per quale motivo si consideri il Mediterraneo come una grande “via” e non piuttosto come un confine, uno sparti-acque. Eppure, a ben pensarci, le catene montuose erano ben più facili a valicarsi, per gli antichi, rispetto ai mari, ed anche oggi è più facile prendere un treno per Parigi o Berlino che non un traghetto per Tangeri.

Sovente, quando si parla di Italia, si parla di un paese Mediterraneo, e ciò e senz’altro vero, essendo il Mediterraneo l’utero nel quale la nostra nazione è nata, ma tale splendido mare è un confine, al di là del quale c’è un mondo altro. Non vogliamo dire che quel mondo sia necessariamente nemico, che esso sia necessariamente ostile, ma l’Italia è Europa, senza se e senza ma. E’ Europa del Sud, ma pur sempre Europa. A che pro continuare a dire che l’Italia sarebbe qualcosa di diverso, di alieno da un “nordeuropa” barbarico e incolto? A che pro e con quale senso affermare che l’Italia sarebbe connessa con la sponda sud del Mediterraneo piuttosto che con l’Europa Occidentale, Centrale ed Orientale? Similmente, a che pro dire che un piede, che poggia per terra, è fatto di terra? Lo si può affermare per vezzo, per sollazzo intellettuale. Il giorno che quel piede ci fosse amputato, ci accorgeremmo che il dolore sarebbe reale, e che da esso, anche se poggiava per terra, non fuoriuscirebbe terriccio, ma sangue vivo.

Ecco perché l’Europa non esiste senza Meridione, e l’Italia non può esistere senza Sicilia. Similmente, il nordafrica pare essere vissuto benissimo ed in pace fino a pochi anni or sono, senza la Sicilia. Non esiste da nessuna parte, nel mondo Islamico, qualcuno che senta la perdita della Sicilia o dell’Andalusia come una ferita aperta nell’identità; viceversa, per noi Europei la perdita di Costantinopoli è ancora un ascesso sanguinante. Perché il sangue, appunto, non è acqua, e l’acqua è un confine.

Se i fiumi divisero sempre gli eserciti (pensiamo al Piave, alla Marna), come è possibile che i mari si possano scavalcare come fossi? Se i passi alpini sono ricchi di antichi ospizi, foresterie, dormitori, ripari, per quale motivo le coste della sponda nord del Mediterraneo sono ornate da torri di guardia e fortezze come un vestito è ornato da un merletto?

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Basterebbe questo semplice confronto a dissipare qualsiasi fasci-nazione arabo-islamica in salsa nazional-tradizionalista. Per questo, come movimento, ci sentiamo in dovere di rimarcare la nostra scelta di porre la Salus Publica come legge suprema: ai filosofi la politica, ai militari le armi, ai lavoratori il lavoro. Gli intellettuali siano liberi di affermare ciò che credono, di credere in ciò che preferiscono, ma sempre tenendo presente il bene pubblico, la legge suprema da perseguire.

La Sicilia, in quest’epoca buia, ha davvero bisogno di dubbi sulla propria identità? Ha davvero bisogno di suggestioni altre che vadano a sommarsi a quelle, già potentissime, di oltreoceano? Noi crediamo di no, tutti, anche coloro che la negano o le mettono una maschera, hanno un’identità, e ciò vale anche per la Sicilia, che non ha bisogno né di maschere né di negazioni e che, nella sua essenza italico-ellenica, potrà, e dovrà ancora insegnare molto a tutto il Mediterraneo ed all’Europa, senza aver bisogno di maestri provenienti da altrove.

Marco Malaguti

3 Comments:

  1. Luigi Maria Ventola

    Non ero a conoscenza di questa conversione………consideravo da sempre Buttafuoco, una persona intelligente.

    • Marco Malaguti

      Pietrangelo Buttafuoco è sicuramente persona intelligente ed istruita, e come s’è detto, chi scrive la ritiene nientemeno che una boutade volta a sollevare un vespaio in ambienti intellettuali ed accademici. Una provocazione che però apre precedenti pericolosi, e che necessitava dunque, da parte nostra, una specifica chiarificazione sul nostro punto di vista.

  2. Per questi motivi ho litigato con tutto il direttivo di Casapond e Sovranità che vedevano molto bene la candidatura di Buttafuoco in Sicilia e non hanno voluto ascoltare le mie ragioni di dissenso e mi hanno fatta passare per una stupida,purtroppo in quell’ambiente vige il pensiero unico e se parla il capo,anche se dice cretinate,i cani seguono senza ragionare. Ero una coordinatrice provinciale per due grossi comuni in provincia di Roma, ma ho dato le dimissioni. Per me l’identità non ha prezzo, non scendo a compromessi!

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