Identita’ da riscoprire: miti e leggende popolari

Quante volte, da piccoli, le nostre nonne o le nostre mamme ci hanno raccomandato di comportarci bene, altrimenti sarebbe arrivato il “babau”, o “l’uomo nero”, o “la strega” a rapirci nel nostro letto. Col passare degli anni abbiamo realizzato che si trattavano solamente di favole per spaventarci, per indurci a rigare dritto. Ma da dove vengono quelle favole? Sono storie create dai nostri avi, passate di generazione in generazione, finché non sono arrivate a noi. Storie che, alla loro nascita, non erano puramente inventate, ma contenevano frammenti di verità che, col passare del tempo, si sono trasformati in fantasia. Leggende e miti che hanno lasciato segni tangibili e concreti anche nel nostro presente.

Facciamo un esempio: tutti noi conosciamo Attila dal punto di vista storico, ciò che ha fatto e i segni che ha lasciato nella Storia. Ma che cosa ha lasciato nella memoria popolare?
La mia terra, il Friuli, è stata testimone diretta dell’invasione degli Unni e, da quel tragico evento, sono nate decine, centinaia di storie diverse. La più famosa è quella riguardante la collina sulla quale è stato edificato il castello di Udine. La leggenda narra che sia stato Attila stesso a farla costruire per poter guardare Aquileia bruciare. Nella stessa Aquileia è nata la diceria che Attila avesse la testa di cane e che desse gli ordini abbaiando. Possiamo quasi tracciare un percorso del passaggio di Attila in Friuli solo seguendo la moltitudine di leggende dedicate a lui. Il paese di Rivarotta, ad esempio, deve il suo nome al mito secondo il quale gli Unni avrebbero distrutto l’argine del fiume Stella al loro passaggio.

Possiamo notare come, molto spesso, i miti e le leggende popolari nascano dalle paure degli uomini. O, più precisamente, sono ciò che resta delle cose che i nostri avi non riuscivano a spiegarsi. Storie di folletti capricciosi o assassini, di streghe rapitrici di bambini, di dame-fantasma costrette a passare l’eternità in un castello: ogni terra, ogni paese ha la sua storia, la sua leggenda tradizionale, che fa parte della sua Identità.

Che fine hanno fatto queste storie? Durante la mia (breve) ricerca mi sono reso conto, purtroppo, di quanto questi miti stiano scomparendo. Ogni giorno le Nostre leggende vengono dimenticate sempre di più, sostituite dalla modernità, dal “progresso”, ormai oggetto di interesse solo di pochi appassionati o dei filologi, oppure trasformate in mascherate e feste folkloristiche/consumistiche.
Ma io dico, invece, recuperiamo queste storie, ricominciamo a raccontarle. Esse sono parte di Noi, sono il racconto delle nostre terre, dei nostri paesi, sono la memoria dei nostri avi che non merita di essere dimenticata.
Non abbiamo bisogno di storie “nuove”, di storie importate, perché non c’è nulla di più bello che riscoprire la propria antichità, anche nella fantasia.

Elvis (Udine)

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Il “Ponte del Diavolo” di Cividale (UD). Secondo la leggenda, è stato edificato dal Diavolo in persona in cambio della prima anima che avrebbe attraversato il ponte. I cittadini, poi avrebbero fatto passare un cane. Questo mito si può trovare in moltissime altre città italiane.

 

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