Il crepuscolo del paradiso olandese

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Aria pesante sul Mare del Nord.
Mentre sotto la pioggia di Londra il governo Conservative, di Theresa May si accapiglia con i nobili della House of Lords, decisi a lottare a tutti i costi per evitare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, fosche nubi nere si vanno addensando sui vicini Paesi Bassi.
Il Regno dei Paesi Bassi infatti è il primo della lista in un filotto di elezioni che potrebbero, da qui a pochi mesi, sconvolgere l’Unione Europea. Alle elezioni olandesi seguiranno infatti i due turni di quelle francesi di Giugno, con Marine Le Pen in testa ai sondaggi, e quelle tedesche di agosto, dove si preannuncia una fortissima crescita del partito populista Alternative für Deutschland.

Nei Paesi Bassi si voterà tra due giorni, in un clima di forte incertezza e frammentazione politica, il tutto condito dal solito fritto misto di minacce della Commissione Europea in caso di vittoria di Geert Wilders (crollo dell’economia olandese, crollo della borsa, povertà dilagante, fascismo, sessismo, guerra, ecc. ecc.). Già, perché il Partij voor de Vrijheid, guidato dall’eccentrico biondo patriota limburghese ha buone possibilità di diventare partito di maggioranza nello stato arancione.
Gli ultimi sondaggi danno sostanzialmente alla pari il Volkspartij voor Vrijheid en Democratie (VVD), una sigla liberale, attualmente al governo con il presidente, nonché candidato, Mark Rutte, che ha preso il posto dell’ormai decaduto partito cristiano-democratico CDA, ed appunto il PVV di Geert Wilders, deciso a porre uno stop all’immigrazione mediante la chiusura dei confini olandesi, a porre uno stop all’islamizzazione del paese e determinato ad uscire sia dall’Unione Europea sia dalla moneta unica. Molto realisticamente Wilders ha annunciato che non sarà un processo immediato, e che probabilmente servirà ancora qualche anno affinchè la torre di Babele europea crolli, “ma la strada è segnata”, e lo sarà ancora di più se sarà lui a vincere le consultazioni del 15 Marzo, anticipano numerosi organi di informazione.

Che l’Islam non sia più benvenuto in Olanda non è una novità. La vocazione coloniale e marinara del paese ha sempre privilegiato una politica di frontiere aperte e liberalismo, ma la storia sta presentando il conto. Oltre agli immigrati delle ex colonie olandesi (Indonesia e Suriname in primis, generalmente poco problematici), questa politica ha attratto frotte di immigrati africani e soprattutto mediorientali totalmente estranei non solo ai Paesi Bassi in sé, ma alla cultura olandese tout court.
In un paese di poco più di sedici milioni di abitanti, i soli turchi sono ben quattrocentomila, ai quali si aggiungono numerosissimi nordafricani e mediorientali (siriani, irakeni, curdi ecc). A questi occorre aggiungere anche l’ultima ondata di “rifugiati” giunti nel paese tramite Lampedusa e la rotta balcanica, le cui nazionalità, provenienza e consistenza numerica non sono chiare.
Questa macedonia di razze condita con la prassi governativa più liberale d’Europa hanno generato un mix esplosivo che non ha tardato a dare i suoi frutti nefasti. Le moschee radicali hanno cominciato a spuntare come funghi e quando l’Isis era ancora un incubo lontano, nel 2004, un estremista salafita nordafricano, Muhammad Buyayri, uccideva a coltellate il regista Theo Van Gogh in una strada di Amsterdam come ritorsione per aver “insultato l’Islam” a causa di alcune scene critiche verso il Corano contenute in un suo film, mentre già due anni prima, l’astro nascente della politica populista olandese, Pim Fortuyn, veniva assassinato a Hilversum dall’estremista di sinistra Volkert van der Graaf a causa delle sue idee islamofobe.

Questi due episodi diedero poi la stura all’inizio di un periglioso di battito nel paese su quale fosse la soglia di compatibilità tra l’Islam ed i suoi precetti e l’anima intrinsecamente liberale e tollerante dei Paesi Bassi. Dibattito ancora in corso e che Wilders ha raccolto dopo la morte, ed un lungo periodo di stallo, del suo predecessore Fortuyn. Tuttavia, il PVV, differentemente, ad esempio, dal Front National, non è circondato, nel proprio paese, da quell’aura di demonizzazione. La grave situazione di molti sobborghi ha infatti ridotto a più miti consigli una classe politica sicuramente meno ideologizzata di quella francese. Il PVV, come anche la Lega Nord, ha già appoggiato governi euroscettici in passato, anche se oggi la sua leadership dichiara conclusa questa strategia in vista di una politica di “sovranità o niente”. Già in passato il PVV era riuscito a far approvare dagli Staaten Generaal, il parlamento olandese, alcune leggi più restrittive in materia di confini ed accesso al paese, ma tali politiche devono essere, secondo Wilders, inasprite fino alla chiusura totale delle frontiere.
Il PVV inoltre è forte di alcune vittorie referendarie come la bocciatura della Costituzione Europea (61% di contrari) ed il no all’accordo di associazione UE-Ucraina del 2016. Differentemente da altri partiti populisti europei, come ad esempio i già citati Front National e Lega Nord,  che rimangono partiti a forte vocazione provinciale e rurale, il PVV è prevalente un partito urbano, forte del sostegno di un vasto proletariato bianco, ancora esistente, fatto di lavoratori portuali, operai, disoccupati e piccoli commercianti; una classe sociale arrabbiata e profondamente insofferente, fin quasi alla violenza, per i contesti di degrado e multietnia nei quali è stata gettata, e che ha cominciato a organizzarsi, fuori dal PVV (che è una piattaforma esclusivamente elettorale) in comitati rionali e cittadini, spesso legati a PEGIDA, che manifestano nei quartieri la loro rabbia tanto sorda quanto giusta.

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Il vento euroscettico, in Olanda, non è dunque cosa nuova. A queste complicate elezioni si aggiunge le delicatissima situazione in Medio Oriente. In Turchia infatti, dopo il tentato golpe dell’estate scorsa, il presidente Erdogan ha indetto un referendum per il mese di Aprile, che, in caso di vittoria, garantirà al presidente turco poteri semi-dittatoriali. Godendo di diritto di voto anche gli immigrati turchi all’estero, membri del governo turco, nonché lo stesso presidente, hanno preteso di organizzare comizi nei due paesi europei dove più e numerosa la comunità turca, appunto Olanda e Germania.
La Germania, anch’essa a ridosso di elezioni complicate, ed in preda a furiosi dibattiti sull’Islam, nonché ad una stagione di terrorismo strisciante operato da islamisti ed estrema sinistra, ha immediatamente negato i permessi ai membri del governo turco di recarsi nel paese per fare propaganda, temendo un effetto pro-populismo, e stessa cosa ha fatto, pochi giorni fa, il governo de l’Aia con il ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, deciso, senza alcuna autorizzazione, a tenere un comizio nella capitale olandese. Il governo di Mark Rutte, deciso a sua volta ad evitare scene di piazze imbandierate con la mezzaluna, che farebbero solamente da ulteriore traino al PVV, ha chiuso immediatamente lo spazio aereo al volo governativo turco, affermando che esso non è bevenuto per questioni di sicurezza. L’ennesimo rifiuto ha mandato su tutte le furie il permaloso governo di Ankara, il sultano del quale ha berciato che l’Europa è nazista e costellata di “repubbliche delle banane” e ha proclamato un rabbioso “la pagherete”. Furente di rabbia, il ministro degli esteri ha diretto il suo aereo verso la Francia, andando poi a tenere un comizio, totalmente illegale, a Metz, in Lorena, nell’indifferenza delle autorità francesi, troppo impegnate evidentemente a controllare gli scontrini di François Fillon e Marine Le Pen.

Con un’immediatezza che ha del sospetto, si sono immediatamente mobilitate tutte le comunità turche dei Paesi Bassi, che sono scese in piazza, in particolare a Rotterdam e l’Aia, con bandiere turche e grida di “Allahu Akbar”. Ovviamente nessuna di queste manifestazioni, fatte di migliaia di persone, è mai stata autorizzata dalle autorità, anzi, il governo di Ankara ha soffiato sul fuoco, invitando tutti i turchi di Olanda (quattrocentomila) e Germania (cinque milioni) a scendere in piazza, con o senza permesso. Mentre la Germania ha cominciato, come al solito, a trattare, vista anche l’incapacità cronica delle sue forze di Polizia a gestire situazioni di questo genere, il governo olandese ha reagito in maniera inusitatamente dura contro gli islamisti turchi che inneggiavano ad Allah e al sultano. La Politie dopo aver invano atteso che i manifestanti si disperdessero pacificamente, constatando che non vi era alcuna intenzione da parte di questi di sgomberare le piazze, ha così deciso per un intervento vecchia maniera. Mentre la Polizei germanica avrebbe al massimo usato qualche spray urticante, la polizia olandese è intervenuta a Rotterdam inviando reparti d’èlite armati di manganelli e idranti per disperdere i dimostranti. Non sono mancati assalti di cani-poliziotto lanciati dalla polizia contro i dimostranti che, del resto, hanno perso immediatamente la loro baldanza ottomana per disperdersi e tornare a rintanarsi nei loro quartieri-roccaforte. La rappresaglia naturalmente non ha tardato ad arrivare, e la mattina successiva il consolato olandese di Instanbul (ormai evacuato), è stato assaltato da una folla inferocita, e su di esso è stata issata la bandiera turca al consueto grido generale di Allahu Akbar.

Tutto questo mentre su tutta l’Europa aleggia la nuvolaglia del terrorismo islamista (le aggressioni islamiste in Germania non si contano più) e mentre in Francia si combatte la campagna elettorale più scorretta di sempre, a colpi di magistratura e servizi segreti. Per i Paesi Bassi questa è, probabilmente, la campagna elettorale più tesa di sempre. Mai prima, dal 1945,  un paese estero si era intromesso in maniera così pesante nella vita politica di una nazione europea come avvenuto in questi giorni con l’Olanda e la Turchia di Erdogan.

Quell’Erdogan che anni fa ebbe a dichiarare:

La democrazia è soltanto il treno sul quale saliamo fino a quando saremo arrivati all’obiettivo. Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, le cupole i nostri elmi e i credenti i nostri soldati”.

Tutto questo nonostante l’ipocrisia europeista continui a dipingere Putin e la Russia come le principali minacce alla stabilità politica europea. Ci chiediamo quando mai, il presidente russo, abbia chiesto ai numerosi russi, cittadini e non, che risiedono nei paesi UE, di scendere in piazza, per di più in periodo elettorale, per destabilizzare un legittimo governo europeo.

Ci chiediamo quando mai Vladimir Putin abbia apostrofato con un “la pagherete” un qualsiasi stato europeo, magari una repubblica baltica, apostrofando come nazisti i suoi governanti. Nonostante ciò Erdogan continua a essere dipinto dai media come un democratico, nonostante i suoi finanziamenti all’Isis, il suo voler ripristinare la pena di morte, l’invasione della Siria, la carcerazione delle opposizioni ed un genocidio in corso in Kurdistan. Anzi, lo si vuole all’interno dell’Unione Europea, e il nostro presidente del consiglio Gentiloni è in prima linea per questo, come da sempre tutti i governi italiani, di destra e di sinistra. Uno stato estero, con ambizioni neo-imperiali, si permette di gironzolare per i cieli d’Europa coi suoi voli di stato non autorizzati, e l’Unione Europea, questo dinosauro burocratico che, ci raccontano, dovrebbe renderci forti di fronte ad un mondo multipolare emergente, non fa nulla. Non reagisce nemmeno pigolando debolmente. Essa semplicemente non reagisce, dorme, lasciando al governo olandese questa matassa da sbrogliare, ma lanciando anche un messaggio chiaro a tutti noi: la sovranità è di chi se la prende. E forse gli olandesi stanno cominciando a riprendersela ma, possiamo giurarci, la partita non è ancora, purtroppo, conclusa, e il “la pagherete” pronunciato dal creatore dello Stato Islamico, potrebbe presentare ai Paesi Bassi un conto salato per la propria sovranità, specialmente alla luce del sinistro titolo del giornale governativo turco Yeni Akit, comparso proprio ieri in prima pagina: “I Paesi Bassi hanno un esercito di quarantottomila uomini; i Turchi nei Paesi Bassi sono quattrocentomila“.

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Un Commento:

  1. Evidentemente nessuno ricorda la profezia di Boumedienne nel 1974 all’Onu: «Presto irromperemo nell’emisfero del nord. E non vi irromperemo da amici, no. Vi irromperemo per conquistarvi. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria».

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