atrium in calabria

 

Vittorio de Seta, un gigante fra i documentaristi italiani, propone una profonda e commovente indagine nella vita di una di quelle che oggi si chiamerebbero „aree interne“ del nostro paese, ovvero quelle aree che vivono al di fuori del „progresso“ industriale e civile moderno, come é stato descritto, e che in larga parte vedono ancora dominare modi e stili di vita arretrati, piú vicini alla sussistenza che alla professione intesa in senso contemporaneo, ma che proprio per questo conservano ancora largamente intatti i caratteri tipici della vita pre-industriale, pre-urbana.
Il rapporto fra la natura e l‘uomo in „In Calabria“ come anche nelle altre opere di De Seta, resta uno delle chiavi interpretative fondamentali; la giustapposizione fra la ciclicitá delle stagioni, il lavoro rurale, il senso del limite e del timore reverenziale dell‘uomo verso la natura, ma anche l‘autonomia della vita agreste e il lavoro come fonte di vita vengono quindi messi a confronto con il modello economico industriale-tecnologico, ove i valori fondanti sono l‘incremento infinito, l‘estrazione di valore da tutto ció che é depredabile, il disincanto e la smitizzazione della natura, la dipendenza e la passivizzazione del singolo nel lavoro come nella vita culturale.

Il ritratto che ne viene fuori, attraverso la mano poetica di de Seta, é un contesto certamente di sussistenza, ma anche di grande solidarietá, di reciproco rispetto, e di comunitá, di celebrazione comune (attraverso canti e balli), di autonomia e auto-produzione. E Per quanto questo specifico documentario sia stato girato nella Calabria degli anni ´90, esso ritrae una realtá di vitá che esisteva ovunque in Italia almeno fino al primo dopoguerra.

Era un‘Italia piú dura, piú povera, ma forse proprio per questo anche piú bella.

Il documentario é reperibile integralmente su Youtube.