In difesa della famiglia tradizionale

Da quanto tempo sentiamo parlare di crisi economica? Molto, forse troppo. Ma è forse più importante partire dal fatto che prima ancora di quella, stiamo attraversando una crisi di valori. Individualismo, mancanza di rispetto, violenza. Non è mia intenzione ora analizzare ogni aspetto della società di cui facciamo parte; preferirei soffermarmi piuttosto su un tema che in questi giorni sta occupando buona parte dell’informazione, ovvero quello delle unioni civili.

Ognuno di noi ha il sacrosanto diritto a vivere la propria sessualità come meglio crede. Detto questo, il problema attuale va oltre, molto oltre. Sono altresì convinto che regni una grande confusione in merito, e che bisogni riportare ordine nelle discussioni su questo tema.

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Partiamo da lontano. La famiglia è il luogo dove nasce la vita, in quanto un uomo e una donna, a seguito di un rapporto sessuale, sono in grado di concepire un altro essere umano. Premetto, non parlerò di “natura, contro natura, ecc…”. Voglio solo ribadire il concetto per cui, se la specie umana ha potuto sopravvivere fino ai giorni nostri, è perché un uomo e una donna hanno dato alla luce altri uomini e altre donne. E da qui non si scappa, è un dato di fatto.

Questo discorso non va certo a sminuire l’omosessualità in sé. Essa, a mio parere, non è altro che un gusto sessuale alternativo, deviato (si veda il significato del verbo “deviare” sul dizionario, prima di polemizzare per partito preso) e dovrebbe rimanere tale.

Cos’è il matrimonio? Non è altro che un contratto stipulato tra un uomo e una donna che si impegnano a rispettare in tutte le sue forme giuridiche. Perché non ritengo appropriata l’adozione di un bambino da parte di una coppia di omosessuali? Perché questo necessita in maniera categorica di una figura materna e di una paterna. E smettiamola di parlare di aberrazioni del tipo “genitore 1, genitore 2”. E ancora, non si dica “meglio due genitori gay anziché l’orfanotrofio” oppure “meglio due genitori gay anziché un padre che violenta i figli”, ecc… Poiché non sono queste le altre facce della medaglia. Il pericolo che un bambino possa fare confusione tra ruoli di genere “interpretati” da persone dello stesso sesso è infatti molto alto, come dichiarato anche da eminenti pediatri negli ultimi giorni.

Cerchiamo piuttosto di correggere certi comportamenti negativi, qualora ve ne fossero, all’interno della famiglia (“tradizionale” lo metto tra parentesi perché sarebbe inutile specificarne l’accezione, dato che esiste soltanto un tipo di famiglia), piuttosto che creare leggi assurde che andranno a discapito del minore. Il bambino è un’altra persona, non dimentichiamolo! Esprimo la mia idea liberamente, in quanto è un mio diritto farlo, senza denigrare o offendere nessuno; per questo, non mi si giudichi omofobo. Rispetto gli omosessuali, gli omosessuali rispettino gli altri e soprattutto rispettino i bambini.

Ancora non è chiaro perché in Occidente siamo giunti a questo punto, ma resto convinto che nel profondo di ogni omosessuale non alberghi il desiderio di creare una famiglia, dal momento che la loro condizione si basa fondamentalmente su un fattore sessuale. Questo non vuole essere un discorso generalizzatore, ma è da più parti risaputo che le coppie omosessuali tendano a qualificarsi più come “coppie aperte” che non come nuclei pseudo-familiari stabili. Pertanto, lasciamo la famiglia dove sta e occupiamoci di problemi più seri, se non vogliamo ritrovarci in una società a “sesso unico”. Valorizziamo, se desideriamo occuparci di famiglia, l’idea della famiglia normale, tra uomo e donna, tra genitori e figli, felice e non timorosa del futuro.

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