In difesa della Tradizione

Siamo stati abituati a pensare al nostro paese, ed alla stessa Europa, come ad un insieme di confini geografici; lo stesso sistema di pensiero abbiamo applicato al resto del mondo. A scuola, al catechismo, ovunque negli ambienti formativi, ci siamo sentiti ripetere che “siamo tutti uguali”, questa sorta di mantra lobotomizzante ed annichilente che oltre a svilire qualunque iniziativa individuale nel percepire quelle che sono le naturali differenze tra le persone, è veicolo di disvalori all’interno di una realtà umana che non può essere riconosciuta come tale se non nella sua varietà ed eterogeneità.

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Ma qual è la temuta verità celata dietro questa falsa affermazione? La propaganda che tende a livellarci verso il basso ed annullare le differenze tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, di che cosa ha realmente paura? Dei genocidi, delle stragi, della persecuzione dei “diversi”? Pare improbabile, se si pensa che dietro ogni strage o genocidio, al di là dell’apparente motivazione etnica o religiosa, vi sono state altresì motivazioni politico-economiche o di ordine sociale, e che tanto più una società è orientata verso l’omogeneità, tanto più facilmente avverrà la persecuzione dei veri “diversi”, ovvero di coloro che si pongono al di fuori della massa.

Qual è dunque la verità? Perché l’attuale mainstream progressista ha ingaggiato questa guerra contro le differenze dei singoli e dei popoli, in nome di una presunta uguaglianza che di fatto non esiste?

C’è chi parla di “uguaglianza dei diritti”, ma che cos’è il diritto stesso se non una convenzione arbitraria e relativa al sistema sociale cui si appartiene? Per un uomo islamico è diritto avere più mogli, in Occidente la bigamia è illegale. Questo è uno dei tanti esempi: non si può stabilire un’ipotetica carta di diritti e doveri senza far riferimento ad un modello culturale di appartenenza.

Allo stesso modo, tale modello culturale è frutto di una precisa evoluzione storica ed etnica dalla quale non si può prescindere. Riconosciamo tranquillamente, come dato scientifico, le differenze tra le varie specie animali e tra le singole razze all’interno della stessa specie, l’influenza che l’ambiente ha avuto nel loro processo evolutivo, il condizionamento comportamentale e fisiologico dettato dalla necessità di adattamento. Come può tutto questo non avere peso in una specie ancor più complessa come quella umana? Tanto quanto gli animali noi apparteniamo alla nostra terra; la nostra stessa evoluzione è stata influenzata dall’ambiente circostante. I nostri miti non sono altro che racconti in chiave poetica derivanti, prima di ogni altra cosa, dall’osservazione di fenomeni fisici relativi al proprio habitat. I modelli psichici in cui ci riconosciamo sono gli archetipi ancestrali scaturiti dalla nostra cultura degli albori, e sebbene alcuni di essi possano essere condivisi con culture differenti e geograficamente lontane, resta unica l’interpretazione che ne diamo proprio in base al nostro retaggio. I riti che caratterizzano ogni civiltà ripercorrono la narrazione allegorica di eventi naturali quali, ad esempio, solstizi ed equinozi, oppure di eventi ciclici umani, come quelli connessi all’agricoltura.

La magnifica sinergia tra archetipi, miti, leggende, riti, e varie espressioni artistiche, è ciò che si può identificare con la Tradizione di un popolo. Ogni popolo che difende la propria cultura, le proprie origini ed il proprio territorio, e in essi è radicato, è sia custode della Tradizione che erede della medesima. Così, ogni individuo di quel popolo trova nella Tradizione uno specchio che lo riflette, dei modelli e dei valori in cui identificarsi e ai quali ispirarsi per costruire il proprio vero sé e, in ultima analisi, gettare le fondamenta solide della propria esistenza.

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Oggi parlare di Tradizione è difficile; il termine stesso è quasi sempre frainteso o compreso solo parzialmente. Il mondo moderno in tutte le sue possibili espressioni, da quella liberale e capitalista a quella laica e socialista, veicola l’idea che la Tradizione sia qualcosa da dimenticare o addirittura da combattere, come se si trattasse di una debolezza o di un ostacolo al progresso. Al contrario, la Tradizione è una forza tanto quanto il progresso per come inteso nell’era moderna è un’illusione incapace di apportare alcun reale benessere nella vita delle persone. Ciò è dimostrato dallo stile di vita sempre più alienante che tale progresso ha imposto gradualmente, da come, ad esempio, l’utilizzo dei social netlog ha allontanato le persone anziché avvicinarle, oppure dal modo terribile in cui lo sfruttamento sconsiderato delle risorse in nome dell’incremento economico e del profitto sta trascinando l’intero pianeta verso il baratro del collasso, dalle mostruosità partorite da scienza e tecnologia che restano del tutto incompetenti nella lotta contro le cause primarie del malessere che affligge l’uomo moderno. Intendiamoci: qui non si tratta di essere contrari a priori alla scienza o alla tecnologia; tuttavia queste devono essere intese al servizio del genere umano, non il contrario, e regolate da un codice di valori, valori che non possono trascendere la dignità umana e l’equilibrio del nostro stesso ecosistema.

Nella trasmissione di tali valori, lo spirito identitario e l’amore per la terra e la Tradizione svolgono un ruolo fondamentale ed imprescindibile. Il macrocosmo, ovvero la società che si poggia su questi princìpi, è in grado di trasmetterli al microcosmo, ossia la famiglia, la quale a sua volta sarà in grado di trasmetterli all’individuo. L’individuo che si riconosce nella propria storia, nella propria identità culturale ed etnica, che ama la propria terra, che trova solidarietà in mezzo alla propria gente, avrà sempre dalla sua parte il sostegno di tutto questo, la forza che proviene dalla conoscenza di sé stessi e del proprio mondo. Diversamente, come possiamo conoscere noi stessi, se ci vengono strappate le nostre radici, se assistiamo quotidianamente ad una sistematica distruzione dei nostri punti di riferimento e della nostra identità come popoli e, prima ancora, individui? Può un uomo che ha perduto la memoria del proprio passato costruire il suo futuro? Egli in tal modo è privato degli insegnamenti dell’esperienza, della conoscenza di ciò che è stato e del luogo dal quale proviene, che gli permetterebbe di sapere chi sarà e dove vorrà andare.

L’uomo sradicato dalla propria Tradizione, dalla spiritualità che ne deriva e dalla sua identità storico-culturale è debole, non è che una foglia nel vento. Facilmente egli viene trasportato qua e là a seconda delle correnti della società spietata e consumista, sedotto dai suoi miraggi, schiavizzato dalle esigenze della stessa senza neppure rendersene conto e, sempre più, derubato della propria umanità e di tutte quelle piccole e grandi cose capaci di offrire una gioia autentica.

Viceversa, l’uomo centrato in se stesso e nella Tradizione è un albero con radici che affondano nella terra e da essa, non dalle illusioni arbitrarie o dai capricci di altri uomini, traggono nutrimento, un albero dal tronco possente che non si spezza alla prima tempesta, i cui rami tendono verso il cielo, cioè verso un miglioramento di sé ed un’evoluzione della propria coscienza.

Ecco cosa spaventa di più l’attuale sistema: la consapevolezza di non poter manipolare facilmente un popolo che si riconosce come tale, e cioè come un organismo definito da una storia, da una cultura e da un’impronta etnica, che vive in sinergia col proprio territorio, che possiede un’anima, la quale si esprime, per l’appunto, nella sua Tradizione. Di certo, risulta molto più semplice strumentalizzare i desideri e le paure di un popolo inconsapevole, che ha perduto la propria identità e dimenticato le proprie origini, i cui individui, ormai lontani da ogni forma di affezione per se stessi, per la terra che abitano e per le proprie radici, vivono solo per produrre e consumare in maniera cieca e scellerata.

Nei secoli, l’Europa è stata la culla di una civiltà grandiosa e dei suoi elevati ideali. E’ stata la patria dell’arte e della bellezza in tutte le sue forme. Si è riscattata dall’oscurantismo medievale con il Rinascimento, dal becero razionalismo illuminista con il Romanticismo. Oggi, l’Europa con la sua lunga e turbolenta storia fatta di sangue ma anche di conquiste, è in ginocchio sotto il peso di una politica infame che pensa solo agli interessi dei magnati delle industrie e delle banche, sventrata nei suoi antichi valori dal pensiero dominante di stampo globalista, che come una volgare prostituta ha sedotto – e corrotto – dapprima i paesi atlantici, poco per volta anche quelli mediterranei, e al quale solo la Russia di Putin sembra determinata a resistere.

Oggi, più che mai, sono proprio gli ideali nazional-romantici a dover essere risvegliati negli Europei: la riscoperta del passato dal quale veniamo è la chiave per costruire il presente giorno per giorno e sognare un futuro migliore. Deve risplendere, senza alcun timore, l’orgoglio per la nostra diversità ed unicità, per la nostra cultura, per le opere d’arte, per le nostre splendide terre, per i templi e i castelli, le brume ed i boschi che hanno ispirato le antiche fiabe, autentici scrigni della Tradizione, per i mari che, per primi, i nostri antenati hanno navigato. Solo dal vero amore per tutto questo può sorgere la volontà di difenderlo.

Fonte: http://milenarao.blogspot.it/2015/08/in-difesa-della-tradizione.html

2 Comments:

  1. Condivido, assolutamente, l’articolo. Dovrebbe essere letto nelle scuole di ogni ordine e grado. Dovrebbe essere esposto nelle bacheche pubbliche.

  2. Parole sacrosante ma il tempo e i traditori giocano contro di noi

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