Intervista a Sergio Rizzitiello. L’amore piu’ profondo e’ sempre libero

Atrium ha l’onore di presentare l’intervista rivolta ad un luminare della cultura italiana; il professor Sergio Rizzitiello, un pensatore d’alto ingegno che ci ha gentilmente offerto il suo tempo per condividere con noi qualche riflessione su temi attualissimi, come il rapporto tra intellettuale anti-conformista e pensiero unico,la teoria del gender e il ruolo di un sentimento nobilitante come l’amore in una società decadente come la nostra.

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Professor Rizzitiello, secondo lei sussiste nel mondo della cultura contemporanea una sorta di “dittatura del pensiero”, per cui gli intellettuali e gli artisti devono conformarsi alle idee di quelli che possono banalmente essere definiti “i potenti”,per avere in cambio successo e notorietà, mentre coloro che invece si fanno portatori di opinioni discordanti sono destinati,malgrado la loro vasta cultura e la squsitezza delle loro teorie, a venire relegati nel dimenticatoio ?
Certo. Un conformismo di massa è sempre esistito, soprattutto in periodo di ideologie molto potenti capaci di asservita i tanti e zittire i pochi. Penso al totalitarismo nazista, ma ancor di più a quello comunista. Oggi in Europa, dopo il loro tramonto, anche se non totale, si è imposta un’altra formidabile ideologia: il politicamente corretto. Essa impone i suoi dogmi col ricatto della morale. Se vai fuori dal coro sei considerato un essere indegno, insensibile, spregevole.

Mentre formulavo la prima domanda,non nego di aver pensato alla figura di uno dei maestri che ha avuto la fortuna di conoscere,ascoltare e apprezzare : Fausto Antonini.
Secondo lei, quale eredità ci ha lasciato il professore e quanto potrebbe servirci il suo pensiero per risollevarci dalla crisi morale e spirituale della nostra epoca ?
Antonini aveva un pregio: non voleva creare scuole, quindi era allergico a dogmi e fedeli asserviti. La sua lezione è la stessa di quella applicata da Kant: usa la tua intelligenza. Io aggiungerei di affermare la dignità individuale e la sua libertà in un epoca di super organismi e di dogmi collettivisti.

Antonini ha stazionato per anni in una condizione di “limbo” nel panorama della cultura italiana pagando, in un certo senso, la sua avversione per ambo le correnti predominanti all’interno del mondo universitario degli anni ‘70: quella marxista e quella cattolica.
Un pensatore oggi pagherebbe allo stesso modo per le sue idee conservatrici, come a proposito della attualissima diatriba sulla famiglia tradizionale e sulla teoria del gender. Vorrebbe esporre ai lettori di “Atrium” la sua posizione riguardo questo tema ?
Il superamento della famiglia mi pare curioso tentativo se svolto con la celebrazione del matrimonio. Le coppie omosessuali così ansiose di sposarsi mi paiono le stesse che prima degli anni ’70 volevano imporre a tutti i costi il matrimonio indissolubile. Anche qui ciò che sta inquinando tutto il dibattito è l’ideologia. Fino a pochi anni fa l’omosessualità era un fatto privato, ora è diventato parte integrante del politicamente corretto. Ma in definitiva se mi si vuol tacere affibiandomi l’epiteto di omofobo nessuno mi vieta di rispondergli che è un eterofobico. Facciamo la guerra delle fobie? Solo la scienza può definire bene i termini non le associazioni ideologiche. Certo cessare l’eterosessualità è una reazione aggressiva dovuta a una paura: l’omossessuale alla fine ha sempre paura dell’altro sesso, una paura di confrontarsi con l’ altro da sè, paura di andare verso un altro uomo e donna per completarsi. E’ molto più facile amare lo stesso sesso, ha lo stesso significato di un amore monologo, una forma comunque di narcisismo. È molto grave che oggi gli psicologi non dicano questo, ma anche loro sono asserviti a un’ideologia imperante.

Il Presidente dell’Ordine degli psicologi italiani, Fulvio Giardina, un paio di anni fa, sostenne, con un comunicato, per smentire l’allora Ministro della salute che aveva espresso una tesi opposta, che il credere che una famiglia omosessuale non garantisca una sana ed equilibrata educazione alla prole, è del tutto infondato. Quali sarebbero gli studi scientifici che confermano la tesi del Ministro della salute? Chiede piccato il neo Presidente degli psicologi. Ma io chiederei a lui: “E quali sarebbero invece gli studi autorevoli che confermano la sua tesi, cioè quella della non incidenza della coppia omosessuale su un sano sviluppo psicologico dei figli? Che io sappia, scorrendo la letteratura psicologica, studi che confermano la tesi del neo Presidente non ve ne sono. Conosco invece innumerevoli studi che indicano proprio nello squilibrio tra le figure genitoriali, uomo e donna, un mancato sano sviluppo. E’ vero che molti disturbi sono all’interno della coppia eterosessuale, ma questo non significa porre la relazione uomo donna, per quanto riguarda l’educazione della prole, alla stessa stregua di una relazione omosessuale. Si confonde la capacità pratica, o l’educazione razionale, con la trasmissione di conflitti emotivi che in una coppia omosessuale sono già in essere, quali il rifiuto inconscio dell’altro sesso, dettato da motivi assolutamente psicologici. Tale rifiuto, INEVITABILMENTE, sarà trasmesso ai figli, perché già loro sono il risultato evidente di tale rifiuto, e anche se si sforzassero con una volontà titanica, mai potrebbero impedire che tali conflitti possano essere trasmessi emotivamente ai figli. Facciamo delle ipotesi. Una coppia di maschi omosessuali trasmetterà a figli maschi il loro rifiuto della donna; a figlie femmine la loro avversione per la sua sessualità. Stessa cosa per una coppia di femmine omosessuali: essa trasmetterà ai figli maschi la loro avversione della sua sessualità e alle figlie femmine il loro rifiuto per l’uomo. Un bambino ha bisogno, dopo l’innamoramento per la figura materna, di identificarsi con una figura maschile-paterna, per sviluppare la sua identità virile per cercare fuori una donna che prenda il posto della madre; una bambina ha bisogno, dopo l’amore per la madre, di spostare la sua libido da una figura maschile-paterna e successivamente verso un uomo esterno. Se mancano questi processi, perché impediti di fatto dall’essere cresciuti in una famiglia omosessuale, si determinerà di fatto uno squilibrio psicosessuale, in alcuni casi anche grave. Invece è molto grave che, un Ordine di psicologici, inginocchiato al politicamente corretto, assolutamente ideologico, che vuole la relatività delle relazioni sessuali, per timore di apparire retrogradi, discriminanti, affermi con tanta superficialità che l’importante è “la qualità della relazione” quasi che essa sia un dato a sé stante, che non sia determinato da fattori ben precisi. Trovo veramente grave questo scadimento della psicologia, ossequiosa di apparire al passo dei tempi, di sembrare moderna e progressista, in realtà farsi serva di mode, ideologie, che hanno al loro interno gravi conflitti e che gravi conflitti vogliono creare, consapevolmente e inconsapevolmente

Il superamento di una millantata oppressione patriarcale  dell’uomo  nei confronti della donna, la volontà di fornire una nuova visione del concetto di famiglia sono temi cari ai progressisti occidentali, come l’abbattimento di ogni frontiera e l’apertura al diverso, spesso minimizzando o negando la minaccia del terrorismo islamico. Qual è la sua opinione circa il fenomeno dell’accoglienza e del terrorismo ?
Prima della rivoluzione sessuale l’amore era ipocritamente solo spiritualizzato determinando le figure assurde della moglie mamma e dell’amante prostituta. Poi in modo stupido si è voluto fisiologizzare tutto quanto, relegando le esigenze psicologiche, spirituali agli angeli. Paradossalmente vi può essere maggior passione in un bacio travolgente che in mille rapporti sessuali senza amore. L’amore più profondo è sempre libero e non sopporta gli estremismi degli spiritualisti senza corpo o dei corpi privi di spiritualità.

Lo storico inglese Toynbee affermava che “le civiltà muoiono per suicidio,non per assassinio”. Spetta a noi giovani,con il nostro fervore e voglia di fare,tentare di salvare la civiltà occidentale per evitare il peggio.
I nostri coetanei sono però sopiti o assoggettati al pensiero unico (le due cose spesso e volentieri coincidono).  Le andrebbe di concludere questa intervista, consigliando qualche libro che possa smuoverli dalla loro passività e portarli a lottare per condurre un’esistenza degna di essere vissuta ?
Di libri ce ne sarebbero svariati, però ne dirò di due apparentemente diversi ma profondamente legati tra loro. L’etica di Benedetto Spinoza e L’assassinio di Cristo di Wilhelm Reich. Cosa li unisce? Spinoza fa il massimo tentativo di affermare la grandezza dell’individuo affermando in sè l’amore di un Dio non staccato ma che vive nelle cose stesse quando però sono capaci di amarlo. Reich individua la sofferenza e il dolore dell’individuo proprio quando ciò che Cristo rappresenta di più profondo viene ucciso in noi.

 

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