Quella che oggi viene comunemente spacciata per “libertà assoluta” altro non è che un inno all’egoismo, sia morale (quante volte ci si sente ripetere a mo’ di mantra: “Ognuno fa quello che gli pare della sua vita”) che materiale (edonismo, dissoluzione sfrenata). Nel migliore dei casi, si osserva il perseguimento (o meglio, la scappatoia di comodo) di mere utopie misantropiche basate su uno pseudo-nichilismo incompleto, che si limita alla fase passiva per manifesta incapacità di uno sforzo costruttivo.
Detta “libertà” porta inevitabilmente alla disgregazione della comunità, alla recisione di ogni morale e senso di appartenenza, al completo abbandono della dimensione spirituale a favore del soddisfacimento momentaneo di vizi e pulsioni animalesche (spesso, ammettiamolo, deviate), complice il diffuso benessere economico di cui gode il cittadino occidentale medio, che porta all’instancabile ricerca di frivole distrazioni dalla monotonia di ogni giorno. E’ evidente come il menefreghismo nei confronti di una realtà che vada oltre la propria routine quotidiana sia quanto mai deleterio anche per una crescita dell’individuo, adagiato com’è sugli allori di una vita scandita da orari e gesti la cui ripetizione meccanica lo depaupera di qualsiasi contatto con la propria interiorità o, più in generale, con qualcosa di elevato. Proprio l’assenza di un “freno” (dal greco “φρήν, φρενός”: “mente”, “ragione”) dato dalla capacità di discernimento e dalla mediazione della ragione o di un’etica trascendente porta l’uomo ad equipararsi alle bestie e al loro regime di vita guidato unicamente da quella sorta di pilota automatico che è l’istinto.

egoista

Personalmente, non riesco a rassegnarmi di fronte alla sconfortante vista della degenerazione della mia gente, dedita a mire di carattere esclusivamente materialistico limitate al proprio misero orticello, in un vero e proprio “bellum omnium contra omnes” di hobbesiana memoria. Sono convinto che in ognuno dimorino forze che possono essere risvegliate, è lo stesso sangue che ci scorre nelle vene ad affermarlo. E’ però necessario che le masse siano rieducate al senso della Bellezza, a porsi domande sulle proprie origini e ricercarne le risposte nel passato, per capire chi siamo veramente, da dove veniamo e di cosa siano stati capaci i nostri predecessori, per proseguire lungo il cammino che ci è stato indicato. Non è accettabile che la perdita di fondamenta sulle quali edificare un pensiero che esuli dal semplice piacere induca il singolo a lasciarsi mollemente trasportare dal vento di passioni superflue in una spirale senza fine, al pari di un germoglio privato delle radici.
Il rifugiarsi in se stessi per l’egoismo di cui sopra, non è altro che un vano tentativo di sottrarsi alla responsabilità di ognuno di svolgere la propria parte attiva nel riappropriamento  della propria società alla deriva. Chimera, appunto, perché il peso della coscienza, per quanto nascosta dietro mille paraventi (leggasi “alibi”), non mancherà di presentare il conto. Accantonare ciò che dovrebbe costituire un dovere morale per bearsi nell’illusione del liberalismo significa sprecare l’occasione di riscatto che le contingenze odierne, proprio nella loro estrema urgenza, paradossalmente ci offrono.
Ecco quindi che qualunque altra priorità perde di significato, poiché l’individuo lasciato a se stesso è nullo in termini di potenzialità, la vera forza è data dalla somma di più anime che remano concordi nella medesima direzione.
Non possiamo gettare tutto al vento, non finché ci rimane un briciolo di orgoglio.
Attraverso il sacrificio ed una lotta serrata, senza quartiere, si può osare aspirare non dico ad una nuova età aurea, ma quantomeno a non sfigurare di fronte ai nostri padri, come invece purtroppo accade di questi tempi.
Risollevarsi partendo da un moto interiore e incanalare tali forze sopite per mutare radicalmente la società, invertendo la rotta per riportarla sui giusti binari: questo sì, sarebbe un atto degno della nostra Storia.