La Casa purche’ Tempio, il Tempio in quanto Casa

Sospesa tra simbolo e realtà, tra mito e pura immagine, a cavallo della Verità percepita dalle Genti, in principio era la Domus: in onore di ATRIUM, cuor pulsante della dimora, inauguriamo un discorso che non pretende fornire rivelazioni di forma, quanto piuttosto accendere riflessioni di sostanza.

La russa дома, la croata, polacca e serba dom, la ceca domácí, la slovena domov, la slovacca domáce: così la Domus irruppe nelle lingue slave, e con ogni derivato etimologico s’impone quotidianamente nel nostro parlato, poichè non v’è residenza senza domicilio, non è intimità senza domestico, non vive la piazza italiana senza Duomo.

Ma quale la sua origine? Fu sempre concepita quale modernamente “casa”, “dimora privata”? E quando ne vedemmo nascere l’embrione strutturale?

Non è in questa sede che tratteremo l’evoluzione architettonica dell’edificio domestico nel corso della sua evoluzione diacronica, il nostro interesse si focalizzerà sul significato ontologico dell’edificio strutturale e quindi del suo ruolo nel campo del vivere, e dell’essere, umano. Lungi da noi ogni presunzione di verità, daremo altresì vita ad un percorso a ritroso, penetrando nel caposaldo millenario della Civiltà.

L’avvento dei villaggi sedentari del Levante, attorno ai 12.000 anni prima della nascita del Cristo – undici millenni prima di Roma, portò un profondo mutamento nella concezione dello spazio e nel rapporto tra questo e il gruppo umano. Si capisce: la società si articola, e la stratificazione – ancora in senso orizzontale – crea una dinamica di rapporti altrimenti sterili nella loro esistenza: l’economia agricola implica infatti un’organizzazione del tutto diversa da quella prettamente di sussistenza, basata quest’ultima su pratiche prevalentemente di sciacallaggio, pratica non-razionalizzata dal diretto operare umano. L’uomo e la donna si elevavano, ora: da spettatori passivi dei cicli naturali a soggetti attivi. Si produsse infatti un evento psichico, e si badi: la scelta di questo termine non cada in fraintendimenti né si consideri casuale: si produsse un evento psichico nella stessa misura in cui psyché (ψυχή), nel pensiero greco antico rappresenta l’intelletto e lo spirito, la mente e l’anima umane, inscindibili. Ecco infatti che la divinità cosmica si antropoformizza, la Dea Mater si manifesta in tutta la sua fertilità ctonia e, di questa fertilità, il Toro ne incarna la potenza virile. Entrambi vengono fatti oggetto di culto nelle dimore stesse.

Un punto importante è così stato raggiunto nel nostro discorso: Domus e culto, famiglia e Tempio, ove l’uno si fonde nell’altra, e nel loro collimare si manifesta la sinapsi del ganz Andere in tutta la sua potenza, il totalmente Altro. L’umanità, dal basso, si fa orante.

Tempio

Nel Neolitico Ceramico, attorno al 7000 a.C., nella Turchia centro medirionale il sito di Çatal Hüyük svela all’uomo contemporaneo, e curioso, uno tra i dati umani che chi scrive reputa tra i più interessanti nello studio della Civiltà: nelle pitture parietali, scale vengono accostate a delle torrette, in cima delle quali sagome stilizzate di figure umane sono divorate da imponenti avvoltoi. La scena, raccapricciante nella sua semplicità compositiva, ricorda da vicino la massacrante fine di Prometeo, il titano amico degli Uomini a tal punto da inimicarsi gli Dei, e per questo legato in cima al Caucaso e così condannato: ogni giorno un’aquila gli divorava il fegato, fegato che di notte cresceva, e così via, in un supplizio senza fine.

Ma all’interno delle dimore di Çatal Hüyük v’era di più: corna di toro erano infatte appese alle pareti. Talvolta nei saggi universitari si leggono considerazioni insipide che vedrebbero in queste affissioni un mero addobbo decorativo. Altre volte, seguendo una linea finalmente ontologica, tali spazi sono chiamati con espressioni emblematiche in tal senso: santuari domestici.

Analogamente, poco tempo prima, ad ‘Ain Ghazàl, a nord-est della Giordania, richiamano la nostra attenzione degli edifici particolari… Si tratta di tre strutture a pianta absidata, di dimensioni inferiori rispetto alle unità abitative familiari. In una di queste, al centro dell’abside erano presenti una lastra litica ed altre due pietre. Un’altra, a pianta rettangolare, era ubicata in cima ad un pendio – sic! proprio come la successiva logistica templare arcaica – e contenente un altare circondato di pietre, un focolare, lastre litiche verticalmente infisse nel terreno, ed ortostrato antropomorfo nella parete orientale, dalla parte dunque ove sorge il Sole. Un’altra struttura ancora, invece, divisa in due ambienti: quello orientale contenente un altare ed un focolare circondato di pietre e, tra questi due ambienti, un tramezzo – delimitare lo spazio sacerdotale?.
Lanciata la moneta, una moneta argillosa che rotola su di una Domus templare prima (Çatal Hüyük ), ed un Tempio comunitario dopo (‘Ain Ghazàl), posto che le considerazioni siano esatte, non si potrà non ricollegare la Domus micenea alla dimora di Çatal Hüyük, se non altro nella sovrapposizione concettuale delle due sfere, quella privata e quella cultuale.

Il Megaron miceneo, in Età protogeometrica e geometrica, tra 1099 e 700 a.C., deriva la sua forma dalla sala, appunto, micenea, la quale consta in una lunga pianta rettangolare con terminazione absidale, divisa in navate da file di pilastri, all’interno della quale l’anax – il signore, da cui, nella sostanza, la figura postuma di dominus – si mostrava, ed era possibile compiere sacrifici e consumare pasti in comune, vicino al trono e al focolare. Quest’occasione di alto significato rappresentativo ne manifestava anche uno cultuale: facile dunque comprendere come, a seguire, i Greci di area dorica abbiano riconosciuto in questa struttura l’ambiente più idoneo a recingere lo spazio della Divinità o dell’Eroe – da cui appunto Heroon, il santuario eretto per quest’ultimo, – la casa del Dio e del suo agalma – l’immagine di culto, – ove (sic!) la comunità compie sacrifici e consuma pasti in comune… Occorre dire come la figura dell’anax, uomo depositario delle funzioni militari ed amministrative incarnava una sacralità insita nella sua stessa figura.

Pariteticamente, nel panorama delle dimore-tempio, non si ometta l’oikos: questo, un ambiente piccolo, quadrangolare, tipicamente famigliare, comune tipologia abitativa dell’epoca, adottato quindi per l’edificio templare di modeste ed intime dimensioni: il naiskos.

 Tracciata qualche linea tangibile che possa guidare visibilmente in quest’inchiesta, resta da rispondere alla domanda: perchè la Casa quale Sacro, o meglio: perchè la Casa purchè Sacro?

Lo studio che lo storico Mircea Eliade condusse per tutta una vita lo portò alla deriva di quelle sottigliezze della tensione spirituale umana, così vitale e potente nelle sue manifestazioni, nelle società ‘primitive’ più che nelle altre: l’uomo religioso concepisce lo Spazio in quanto Sacro e, se Sacro, è dunque Ordine e, si capisce, Reale.

L’eterna contrapposizione Caos/Ordine ha radici che la cartografia non raccoglie, è alla base della tensione religiosa medesima, quell’evento psichico di cui sopra.

Delimitando lo spazio, sia questo circolare o quadrangolare, attorno a se stesso, e ponendovi nel centro un’asse, l’axis mundi dell’uomo religioso, egli, l’Uomo riproponeva l’azione divina, la creazione, la messa in ordine di un mondo amorfo, irrazionale, ripetendo l’azione esemplare degli Enti, gli Dei. Di qui, volendo ricordarla, la simbologia medievale delle mura: morte fuor delle mura cittadine, vita e ordine al loro interno (“e così sono crudele/così forte sono e dura/che non mi fermeranno le tue mura”, così Branduardi fa cantare alla Morte).

In questa Weltanschauung il mondo esiste in quanto sacralizzato, esiste purchè sacro. In questo senso l’anax rivestiva un ruolo fondamentale nella dinamica sociale micenea, in quanto punto focale, garante, rappresentante: ricordiamo come il Faraone fosse paragonato al dio Ra, vincitore – e quindi ordinatore – del drago Apophis – il Caos. Analogamente, Dario rappresentava un nuovo Thraetaona, l’eroe iraniano che uccise il Drago tricefalo.

Per comprendere la sacralità della domus intesa quale Centro del Mondo – e quindi Centro Cosmico, – quale spazio Sacro per eccellenza, ordinato e ordinatore, ci preme ricordare un’episodio emblematico ed impressionante nella sua crudezza: presso una tribù dell’Australia centrale, la tribù degli Achilpa, dal tronco di un’acacia il dio Numbakula foggiò il palo sacro; dopo averlo suggellato col sangue, vi si arrampicò per così scomparire in cielo. Questo palo rappresentava per gli Achilpa l’axis mundi, l’Asse Cosmico che regge l’ordine del Mondo totalmente inteso, dell’Universo stesso: attraverso questo palo il mondo tangibile diventava abitabile. Di qui l’importanza del trasporto di questo palo sacro durante le peregrinazioni degli Achilpa, fino al giorno in cui accadde che il palo, essendosi spezzato, gettò l’intera tribù in preda all’angoscia. I membri vagarono per qualche tempo e alla fine sedettero per terra, lasciandosi morire. Questo, quanto riportato da Spencer e Gillen. Questo, per meglio cogliere l’importanza dell’asse, del palo centrale implicato nella stessa edificazione della domus materialmente intesa.

kaua aua

Alla luce di queste considerazioni, e di questi fatti, al lettore la conclusione sull’importanza del focolare domestico, del simbolo della Domus quale nucleo primordiale ove la Gens, centrata nella sua sacralità, “continua se stessa”.

Alla luce di queste ed altre considerazioni che il lettore svilupperà tra le righe, invitiamo alla riflessione su come, nell’edificio-macchina famigliare così come Le Corbousier l’aveva progettato, la centralità della Domus possa rimanifestarsi nel rapporto dei suoi membri, nella presa di consapevolezza di un mondo esterno al pragmatismo funzionale, un mondo, quest’ultimo, che << cammina sul vuoto, >> ma che, forte di un’Identità come quella Europea e in questo caso Italica, contiene ogni sostanza per riaffiorare in tutta la sua potente consapevolezza.

La Domus vera in quanto Centro; il Centro, sacro in quanto Ordine.
La Domus purchè Tempio, il Tempio in quanto Domus.

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