Prima di avventurarsi in una qualsiasi analisi o dissertazione riguardo il fenomeno “comunicazione di massa” e gli effetti sulla società possibili o già effettivi, è necessario determinare aprioristicamente cosa sia la comunicazione e cosa si intenda con “massa”.
Comunicare significa trasmettere un qualcosa da un ente pensante (noi) a un ente destinatario (l’altro).
La comunicazione è certamente la colonna portante del nostro essere Umani, soprattutto quando genera uno scambio e quindi un accrescimento del nostro essere: attraverso la comunicazione noi DETERMINIAMO ciò che osserviamo.
Eppure questa fondamentale e primaria peculiarità non può attuarsi con la massa, il non-ente per eccellenza, o quantomeno un sovra-ente indeterminato ed indefinito.
La massa è sociologicamente sì composta da individui e singole persone, ma queste se immerse nella sovrastruttura-massa perdono la propria autodeterminazione ed agiscono come una marea incontrollata priva di volontà direzionata razionalmente: la massa può essere condotta, ma mai condurre.
Ecco che la comunicazione di massa si rivela per ciò che pericolosamente è: univoca, direzionante, dogmatica e manipolatrice.

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– Mass Media: dogmatismo e ceduta sovranità:
Ad oggi la massima espressione del comunicare alle masse è stata la televisione, diretta discendente delle arringhe alla folla in stile novecentesco, ma con contenuti più digeribili e rassicuranti per l’animo piccolo-borghese dell’individuo contemporaneo.
Già l’atto del sedersi in silenzio d’innanzi uno schermo luminoso che “parla”, genera immagini e concetti, esprime tutta la passività di questa snaturata comunicazione a senso unico: impossibile parlare al televisore, e tantomeno a chi parla DAL televisore.
Insomma, un discorso univoco e totalizzante, privo di qualsivoglia contraddittorio.
Come scrive Chomsky nel “Il Potere dei Media”, “La gente comune dovrebbe stare seduta di fronte al televisore mentre le viene inculcato il messaggio secondo il quale l’unico valore della nostra vita è quello di accumulare sempre più danaro, oppure quello di vivere come la ricca famiglia borghese che compare sul teleschermo, e osservare valori come quello dell’armonia o dell’americanismo”.
Chomsky coglie pienamente la peculiarità della televisione, il potere di generare paradigmi apparentemente desiderabili, ma irreali e plastificati, di regia, assolutamente irraggiungibili per il destinatario del messaggio il quale bramando soddisfarli diverrà un infelice acquirente di falsi sogni.
Permane comunque un terribile dato di fatto: nessuno obbliga all’acquisto d’un apparecchio televisivo, o all’utilizzo di questo.
Parrebbe quasi una volontaria servitù, un arbitrario asservimento, un porgere i polsi alle proprie catene.
Si può tentare di spiegare il tutto alla kantiana maniera, osservando lo “stato di minorità” in cui versa la societas contemporanea: storditi, disorientati ed assordati dal rombo del progresso, declinato nel più sfrenato progressismo, cediamo la sovranità di noi stessi al Leviatano più rassicurante: un cubo che emette luci colorate.

– Destrutturalizzazione degli enti sociali: isolamento ed alienazione:
L’effetto del mass-media sulla società, definibile quindi come “massa direzionata”, è lampante e visibile anche solo tramite osservazioni superficiali: le strade sempre più deserte, ed ogni nucleo familiare possiede almeno un apparecchio audiovisivo.
Scrive Pasolini in “Canzonissima (con rossore)”: “La televisione ha nella sua funzione culturale tutta la prepotenza del potere: del potere industriale, che vuole e determina e condiziona una serata familiare che non ha nulla a che vedere con le serate familiari del mondo antico. In queste ultime infatti si celebrava una quotidiana cerimonia concreta, che aveva le sue radici particolaristiche in un piccolo mondo concluso. Oggi il riferimento di quelle belle serate di famiglia davanti al video non è locale, concreto -modesto ma profondo- alla realtà di una piccola patria, ma alla realtà produttiva di una intera nazione, che altera il significato della famiglia, e ne fa non più un nucleo di innocenti conservatori, ma un nucleo di ansiosi consumatori”.
La televisione diviene quindi fautrice d’una modificazione sociale profondissima, e ben poco positiva.
Oltre l’annichilimento della famiglia come Agenzia Sociale di stampo hegeliano, subentra anche l’operazione compiuta sulla sfera sensibile dell’individuo.
La persona non è più parte integrante e potente (aristotelicamente capace di agire) d’un nucleo ristretto ma frutto di radici ataviche e fondanti, ma si tramuta in un singolo isolato sperduto nell’immenso, alla deriva in un mare d’impotenza e quindi di sfiducia.
L’uomo diviene inetto, alienato, soffocato tra una pubblicità pacchiana, sgargiante, ed una notizia di cronaca nera.
“Oggi i media detengono un grande potere: sono in grado di innalzare alle stelle una persona oppure distruggerla, escluderla dal consorzio umano” (R. Kapuscinski)

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– Esistono lati positivi? Santificazione dell’informazione e sovrabbondanza di stimoli:
Come in ogni processo strutturale esistono risvolti positivi, o presunti tali, nella massificazione dei media.
Un maggior flusso di notizie rese facilmente reperibili permette di non generare ristrette cerchie od enclavi culturali come avveniva in passato.
Se questo sia positivo o desiderabile, approfondiremo in futuro, le nostre posizioni sono chiare a riguardo.
La televisione rimane però un mezzo rapido, diretto, accattivante e diffusissimo.
Basti pensare come nel dopoguerra ed anni ’60 si affrontò la scarsa scolarizzazione della “nuova” classe media italiana mediante programmi atti all’alfabetizzazione ed apprendimento della lingua.
Tali considerazioni sono sì condivisibili, ma peccano enormemente d’ingenuità.
Il fine socialmente accrescitivo dei media è stato oramai ampiamente sostituito da altri intenti, in primis intrattenimento e cronaca.
Tralasciando l’intrattenimento, sul quale è meglio tacere per non incominciare una lista di ingiurie sconfinata, rimane comunque massiccia la parte di palinsesto dedicata all’informazione.
S’attua una sorta di bombardamento di notizie, stimoli continui e martellanti, che trova nella cronaca (nera rosa  gialla o verde, sempre e comunque squallida) la massima espressione.
Addirittura Umberto Eco, celebre nel NON rispecchiare le nostre idee, arriva a dichiarare che “L’arte della decimazione diventerà una delle branche della filosofia teoretica e morale”.
E’ necessario quindi liberarsi da questo fardello di inutilità ed eccessi, imparare ad informarsi e farlo con cosciente moderazione: sapere tutto non è né necessario né utile, e una massa ipertroficamente informata su tutto e di tutto è a tutti gli effetti una massa confusa e facilmente abbindolabile.

– Conclusione: occorre liberarsi dal peggior invasore:
La trattazione portata avanti sino ad ora dei media e in particolare della televisione mostra un ente INVASIVO, che non comunica ma addirittura pontifica e impone modelli fissi, martellanti, he è impossibile mettere in discussione.
Tali modelli o si accettano nella loro totalità o si rifiutano: il rifiuto però coincide col diventare a tutti gli effetti “eretici sociali”, avversi al modello dominante e quindi esclusi.
Noi, da parte nostra, portiamo la nostra eresia ed esclusione come la migliore delle medaglie.
La televisione ha abbandonato il ruolo neutro di strumento comunicativo per ascendere ad artefice e forgia di “morale comune”, sostituendo in un certo senso il pulpito ecclesiale oramai circondato da banchi deserti.
Divani e poltrone, viceversa, sono pienissimi.
Sorge spontaneo ad animi perennemente controcorrente come i nostri chiedersi come mai manchi una reazione decisa a questa vera e propria psicodittatura.
Probabilmente, come detto nell’incipit, la massa è davvero amorfa, informe ed ignara, incapace di slancio, e le generazioni continueranno a formarsi come consumatori e fruitori, sempre meno come artefici e Persone.

“Ma, siccome si è soli davanti al televisore, una persona può credere di essere pazza, perché la realtà dello schermo è tutto quello che si vede. E poiché non è consentita alcuna forma di organizzazione -ed è questo il punto fondamentale- non si avrà mai la possibilità di scoprire se si è pazzi. Lo si può solo presumere, perché è la cosa più ovvia da presumere.” (N. Chomsky)