L’eterna lotta tra visibile ed invisibile: rapporto tra scienza e fede

– Scienza e fede: definizione dei rispettivi campi d’analisi
Dalla Rivoluzione Scientifica in poi, con l’avvento del dato empiricamente dimostrato, la Fede ha innegabilmente ceduto terreno rispetto l’approccio Scientifico anche nel pensiero del ‘’comune cittadino’’.
Il dogma, spesso svuotato da ogni spiritualità causa ignoranza e reso sterile bigottismo, è stato messo in discussione grazie al dato certo, dimostrabile, solido e rassicurante.
All’uomo della suddetta epoca la scelta tra un mondo incerto e saturo di una fede che non convinceva nemmeno lo stesso clero ed un mondo come ‘’libro scritto in caratteri matematici’’, rassicurante e prevedibile, non deve essere sembrata troppo ardua.
Eppure, a cinque secoli di distanza, ha ancora senso continuare su questa via e modus viventi et cogitandi, tenendo conto che ogni qual cosa venga interiorizzata dalla massa diviene, senza scampo, priva di sensato limite e controllo?
Al tempo galileiano era il monoteismo ad invadere con una certa insistenza il campo d’azione della scienza, come dell’arte e della letteratura (forse meglio, visti gli esiti della  ‘’arte atea’’), tanto che lo stesso Galilei afferma nella lettera alla Granduchessa: ‘’… mi par che nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle scritture ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie”.
Oggi senza dubbio la situazione si è sovvertita, tendenza coadiuvata da una massiccia secolarizzazione delle società.
Assistiamo dunque all’invasione del campo spirituale da orde di tecnici e critici analitici, i quali cercando di spiegare con scientifico metodo ‘’l’Iperuranio’’ della Fede e della religione, ne decretano la non-esistenza, o peggio riducono il Credo a consolazione per menti semplici, insicure.
Tale barbaro assalto poggia sul fondamento della scienza intesa come “ciò che sappiamo’’ e di Fede come ‘’ciò che crediamo”: ne consegue che dallo scontro tra certezza ed opinione (… a questo hanno ridotto la Fede) sia la prima a prevalere ed uscire vittoriosa, specialmente in un contesto di imperante pragmatismo post-moderno come quello di oggi.
Eppure se la definizione di Scienza e Fede fosse meno superficiale, magari slegando il concetto di Fede dal limitante e non necessario bagaglio del dogma cristiano, intendendola in maniera ontologica e più ampia, l’esito dello ‘’scontro’’ sarebbe lo stesso?
Probabilmente, anzi di certo, NO.
Una migliore definizione di scienza sarebbe “dimostrazione empiricamente comprovata di ipotesi relative al mondo fisico e al campo razionalmente indagabile dall’Uomo”.
Da ciò si deduce che la Scienza in quanto umana è necessariamente limitata, e nello specifico al mondo tangibile, naturale, FISICO.
Conseguentemente la Fede diviene purissima metafisica, ciò che appunto NON è fisico.
Come Kant insegna, affrontare la metafisica con intento razionalista produce anomie, è bene che si affronti l’Iperuranio con cognizione di causa e coi giusti mezzi, altrimenti si rischia di non capirci davvero nulla.
Come è impossibile dipingere un quadro con uno scalpello da scultore, così è impossibile comprendere la metafisica con dimostrazioni scientifiche.
E’ oltretutto insensato per chi è scienziato (erede dei Filosofi) privarsi di un intero campo d’analisi ed indagine, quello dell’oltre-materiale, per pura fobia della religiosità.

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– Può la scienza sostituire la Spiritualità?
Riguardo tale interrogativo scrive retoricamente Benedetto XVI: “Perché invocare il controllo di Dio su questi fenomeni quando la scienza si è dimostrata capace di fare lo stesso? (…) molti beni che l’uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi ormai se le procura con la sua iniziativa e con le sue forze”.
La scienza ha scatenato e generato un certo senso di onnipotenza nell’uomo, il quale però orasi trova a precipitare nell’oscuro baratro non più della razionalità, ma addirittura del nichilismo razionalista.
E non si tratta del Demiurgo armato di martello di Nietzsche: si tratta di un omuncolo senza spinta vitale, spaesato, disilluso, che apprezza sudare in una spiaggia affollata ma non percepisce sacralità in un tempio.
Addirittura l’atto fisico tra Uomo e Donna (anche i sessi sono dubbi oramai, la maiuscola è necessaria), analizzato scientificamente, altro non è che istinto procreativo se non addirittura un procurarsi vicendevolmente piacere fisico.
Eppure amare è davvero questo, o come credo esiste un piano elevato, spirituale, non razionalmente intelligibile?
E’ davvero possibile ridurre il terrore, l’estasi, la gioia, la fede e la spiritualità a mere formule matematiche, a fisici fatti di chimica organica?
In tal caso l’uomo sarebbe solamente un agglomerato d’atomi e cellule, pervaso da impulsi neuronali, col solo scopo di sopravvivere fino al giorno seguente.
Analizzando empiricamente la Spiritualità perdono di senso l’arte in generale, la poesia, l’estetica e tutto ciò che non è pragmatico e concretamente utile: si capisce che per evitare la disfatta nichilista i due piani, fisico e metafisico, scienza e fede DEVONO e possono coesistere così come coesistono luce ed ombra.

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-Scienza prevaricatrice e Fede come limite necessario
Rifacendomi al mio tristemente omonimo, Carlo Flamigni, esponente UAAR e quindi del più squallido e degenerato razionalismo: “Oggi le minacce alla libertà della scienza vengono dal fronte religioso (…) contestano la legittima possibilità per la scienza di porsi qualsiasi domanda e di mettere alla prova le possibilità di alterare i processi naturali”.
Sorvolando sull’arroganza di chi si pone come aprioristicamente superiore al “fronte religioso” bigotto ed ignorante, si nota come la scienza assuma caratteri di legittimità ASSOLUTA, al pari di ciò che fu la Chiesa medievale.
Bizzarro si deduca ciò dalle parole di un “ateo”.
La razionalità di matrice antireligiosa diviene a sua volta, spudoratamente, “culto della Dea scienza”.
Il problema, quasi teologico, è chiarissimo: Dio è un Sovra-ente regolatore illimitato, è al di sopra dell’esistenza, ed è sovraumano.
La scienza è un processo operato dall’uomo al servizio dell’uomo.
L’uomo divinizzato è ancora capace di avere dei limiti, tenendo conto che con la divinizzazione assuma i caratteri prima definiti, cioè illimitatezza e possibilità di regolamentazione del Cosmo?
L’idea di una etica laica è davvero credibile?
Questo è il vero interrogativo, e la risposta si fa sempre più chiara e scontata viste le percentuali di aborti ed omicidi (diversi a detta di alcuni, eticamente sono la medesima cosa).
Forse la risposta sarebbe dovuta essere già definita da tempo, viste le due scientificissime atomiche sul Giappone, ed altre aberrazioni del tutto umane e razionali.
La Natura è un sistema complesso, definito dalla stessa scienza come un ‘’ecosistema in perfetto equilibrio” ed è risaputo che il perfetto equilibrio è per forza di cose anche fragile, ed il minimo scompenso potrebbe risultare disastroso: la scienza NON HA il diritto di generare disastri.
Diciamolo a Flamigni.
Ecco che la religione, soprattutto in campo etico, diventa un limite necessario alle degenerazioni che la scienza potrebbe scatenare: l’umanità non ha bisogno di scienza assoluta, ma ha bisogno di avere solide basi per continuare ad essere ritenibile Umana.
Nessuno crede che il mondo sia stato generato dall’alito del Grande Spirito sul cadavere di un gigante sconfitto in battaglia (cosmogonia nativa Nord-Americana), eppure tale immagine contiene una rete di significati incomprensibile ed indistricabile dal e col metodo scientifico.

E’ necessario che la Fede non sia dogmatica ma spirituale almeno quanto è necessario che la scienza abbandoni la supponenza di potersi auto-regolare e di spiegare l’intero Cosmo, fisico e metafisico.

 

Un Commento:

  1. Sinceramente la vedo come un’analisi quanto mai superficiale, e si costruisce un ragionamento logico su un presupposto assolutamente illogico.
    La scienza e la religione in realtà sono la stessa cosa, entrambe hanno il compito di sopire le più nere paure umane, sono insite nella nostra natura, già l’antropologia culturale e la psicologia ci dicono che la prima forma di scienza è stata la magia, il rito. Il primo laboratorio scientifico è stato il tempio, la religione e la scienza sono la manifestazione della volontà umana di controllare ciò che si vede come incontrollabile, minaccioso, svantaggioso. Come è dimostrato numericamente la scienza è uno strumento nettamente più utile della religione, l’uomo ha vissuto di religione per 100000 anni, e il mondo non era un posto meno violento di oggi. La popolazione per questi cento mila anni è rimasta sempre intorno alle 2cento milioni di individui, in 400 anni, dal 1600 al 2000 dopo galileo, la popolazione è aumentata di 14 volte… Citi come massime scientifiche le bombe atomiche, senza guardare ai vaccini, le medicine, ogm che garantiscono una quantità di cibo infinita, protesi quanto più moderne in grado di ridonare una vita quasi normale a chi ha perso un arto, a chi è cieco e a chi è sordo, ecco cosa è la scienza vera, l’altra è volontà di potere, la scienza utilizzata a quello scopo. Sai la maggiore differenza tra la realtà di un “metafisico” e quella di uno scienziato? è che lo scienziato può mostrare e far comprendere la propria realtà anche ad un metafisico, ma il metafisico non è in grado di fare altrettanto. Di conseguenza al fine di accentrare il potere su di sè è molto più utile una “credenza” piutosto che una “concretezza scientifica” ininterpretabile e di conseguenza non utilizzabile a scopi molteplici. Tu parli di un limite del “non materiale” che ammorba il metodo scientifico e lo limita al mero materiale, a parte che non è vero perchè esiste anche tutto un’universo immateriale costituito dalle onde, il quale fenomeno non comporta coinvolgimento della materia ed è più che mai oggetto d’indagine, ma poi lo fanno e come gli scienziati, lo fanno gli psicologi gli antropologi gli psichiatri e i medici in generale, da dove partire alla ricerca di risposte in un mondo che nasce dalla coscienza umana, se non nella coscienza e nella persona umana stessa? La paura che mi fanno i “metafisici” convinti è quella che sono persone profondamente convinte dell’importanza che essi stessi ricoprono nell’universo, cercano disperatamente una direzione concessagli da qualcuno, mentre gli scienziati la creano, l’uomo è veramente dio. Il tuo ragionamento per quanto ammirevole parte da presupposti profondamente umani e “opinabili”, relativi, come i concetti di “amore ” “crudeltà” “bontà” che non a caso hanno tutti fondamento religioso. “”””””E’ davvero possibile ridurre il terrore, l’estasi, la gioia, la fede e la spiritualità a mere formule matematiche, a fisici fatti di chimica organica?
    In tal caso l’uomo sarebbe solamente un agglomerato d’atomi e cellule, pervaso da impulsi neuronali, col solo scopo di sopravvivere fino al giorno seguente.”””” E perchè invece non dovrebbe essere così? Non siamo importanti per il nostro vicino di casa, figuriamoci per l’universo intero.. L’obbiettivo è la conoscenza, di ciò che ci spaventa e per millenni abbiamo utilizzato il metodo religioso, e ci abbiamo sbattuto la faccia davvero molto prima di capire che non possiamo indagare su ciò che è fantasia e interpretazione personale di ognuno

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