L’ignoranza dei servi

procession-14139D727533549A15D (1)

La nostra forza è la cultura, non le armi.
Ḥasan Rūḥānī

Sono queste alcune delle parole pronunciate durante la sua visita a Roma, visita inaugurale di una serie di viaggi di stato in Europa, da parte del Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Ḥasan Rūḥānī (Rohani per i media).
Rohani ha definito inoltre l’Italia una capitale della cultura, con la quale l’Iran, altre capitale culturale, mantiene proficui rapporti plurimillenari. Oltre alla firma di accordi commerciali e alla stipula di contratti che danno, dopo anni di sanzioni inutili, respiro ad entrambe le economie, la visita in Italia del presidente dell’Iran ha avuto molteplici momenti di condivisioni culturali, che lo hanno portato, assieme alle principali autorità a visitare alcuni musei ed il Colosseo. A latere di queste visite, sempre il presidente dell’Iran ha rimarcato come la nostra forza sia costituita dalla cultura, e non dalle armi, sottolineando come la cultura, prima degli eserciti, comunque necessari, abbia un ruolo fondamentale nella sconfitta del terrorismo.

A sinistra la Venere Capitolina, e a destra la statua coperta durante la visita del presidente iraniano Hassan Rohani. Roma, 26 gennaio 2016.

A sinistra la Venere Capitolina, e a destra la statua coperta durante la visita del presidente iraniano Hassan Rohani. Roma, 26 gennaio 2016.

Il governo italiano, probabilmente molto interessato agli accordi commerciali, e poco alla cultura ha preso la decisione, per evitare di “offendere” l’ospite di coprire, durante le visite ai Musei  Capitolini, le statue di alcune divinità classiche, maschili e femminili anche se, è stato notato, sono le statue femminili ad aver attirato più di tutte la censura. Naturalmente la decisione ha scatenato un putiferio nel ciarliero pollaio giornalistico e politico italiano. Subito gli opinionisti si sono dilettati nel dileggiare un ospite estero in visita, dicendo che era vergognoso che l’Italia nascondesse i propri tesori culturali solamente per non offendere un musulmano intransigente in visita, misogino e sessuofobico. Viene da stupirsi di fronte a tanto disinteressato amore per la cultura italiana e per la sua identità. C’è davvero di che essere sbalorditi di fronte a questa levata di scudi identitaria da parte di personaggi di elevata caratura intellettuale quali gli articolisti de “Il Fatto Quotidiano” e “Il Foglio”, per citarne due di opposti schieramenti. Prevedibile ed atteso il parere di Matteo Salvini, che si può sintetizzare in “Se non rispetta la nostra cultura, torni a casa sua”. Come se il Presidente dell’Iran fosse un immigrato maghrebino qualsiasi, venuto a scroccare hotel e cibo gratis, e non un capo di stato in visita diplomatica con annessi ricchi contratti di cui l’Italia stretta dalla morsa economica abbisogna come l’ossigeno. Ha ritenuto di dover rincarare la dose il capogruppo alla Camera dei Deputati di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, che l’ha definita una “scelta degna del peggior terrorista islamico”, ignorando forse che mentre le truppe iraniane sono regolarmente in guerra contro lo Stato Islamico e relativi satelliti jihadisti in Siria, le truppe italiane pattugliano le strade dell’Afghanistan con regole d’ingaggio degne di una qualsiasi Polizia Municipale.

Ancora più farsesche sono forse le reazioni della sinistra che, alla consueta ignoranza del centrodestra, aggiunge la sua storica predisposizione all’ipocrisia.
L’esponente di Sinistra e Libertà Gianluca Peciola ha definito la censura “una vergogna” e, ha aggiunto il vendoliano “ è  una scelta che consideriamo una vergogna e una mortificazione per l’arte e la cultura intese come concetti universali“. Veramente commovente tanto interesse per l’arte e la cultura italiana da parte del partito di Vendola, il quale si è però dimenticato, assieme a tutte le forze di sinistra, di levare gli scudi quando si parlava di bandire Dante Alighieri dalle scuole italiane solo perché il profeta Maometto nella Divina Commedia viene collocato nell’inferno. Sempre le stesse persone dimenticano la loro furia iconoclasta che li vede sempre in prima linea nel tentativo di nascondere altri esempi di cultura italiana, quali opere d’arte raffiguranti Gesù crocifisso, Natività ecc, per non turbare i preziosissimi musulmani salafiti, futuri bacini di voti nel profondo nord industrializzato, o per non turbare il nuovo, altrettanto prezioso, elettorato omosessuale, i cui collettivi sono sempre in prima persona nello sbeffeggiare i simboli religiosi e culturali.
Inoltre, il “terrorista islamico” Rohani ha fatto visita ufficiale a Papa Francesco, e non si è affatto detto disturbato dal Crocefisso, ovviamente onnipresente in Vaticano.

Rohani in visita da Papa FrancescoViene anche da chiedersi come mai, né gli pseudo-identitari della domenica, né gli amanti dei diritti e delle nudità si curino di due statue impacchettate, mentre, ad esempio, Pompei cade a pezzi sotto i colpi dell’incuria del malcostume, della criminalità organizzata e del sindacalismo preoccupato di fare soltanto assemblee. Gli stessi amanti delle nudità e dell’identità non hanno fiatato durante la visita di Matteo Renzi in Arabia Saudita, uno dei pochi paesi al mondo dove non esiste un parlamento, vige la monarchia assoluta, e si può essere decapitati e crocifissi per reati come la stregoneria. Tutti zitti mentre il fondo sovrano dell’Emirato del Qatar, sponsor ufficiale dello Stato Islamico e di molte moschee salafite, si è comperato i nuovissimi grattacieli di Porta Nuova, nel cuore di Milano. Ma si sa, il problema è sempre e comunque l’Iran, e occorre dunque presentare un presidente in visita come un sessuofobico beduino e ignorante che vuole coprire le statue. Nessuna accusa di ignoranza, naturalmente, verso Barack Obama, che in visita a Roma scambiò il Colosseo per un campo di baseball. E’ inoltre da sottolineare come Rohani non abbia mai chiesto di coprire alcuna statua, mentre è acclarato che l’idea sia partita dagli italiani, in special modo da Ilva Sapora, sovrintendente al cerimoniale diplomatico di Palazzo Chigi, una che, per intenderci,  nel suo curriculum vanta una conoscenza “elementare” dell’inglese.
Certo, sarebbe stato troppo chiedere alla rappresentante del cerimoniale diplomatico, quindi a qualcuno che dovrebbe essere avvezzo ai rapporti internazionali, oltre che una conoscenza ottima dell’inglese, anche un’infarinatura, almeno generica, su quei paesi che inviano loro rappresentanti in Italia.
La signora Sapora avrebbe potuto ad esempio scoprire che al Museo Nazionale di Teheran sono regolarmente espose statue di divinità mesopotamiche e romane con nudità anche evidenti, e che non sono certo impacchettate o chiuse in qualche deposito per evitare che turbi le coscienze degli iraniani. Perché in Iran si sa ancora distinguere l’arte dalla lascivia, ed è sintomatico come l’Italia, che si fregia col nome di capitale della cultura, quella che per intenderci detiene il 70% delle opere d’arte, di fronte ad una statua di un’antica dea veda soltanto una “donna nuda”, mentre i curatori del Museo Nazionale di Teheran vedono semplicemente un’opera d’arte ed una testimonianza culturale. Sempre la signora Sapora avrebbe scoperto che a Kermanshah, nella Persia occidentale, una colossale scultura di Ercole, raffigurato completamente nudo sul dorso della montagna, incombe sulla vallata sottostante senza che nessuno si preoccupi di cannoneggiarla, come invece fecero i Talebani, amici degli americani (almeno prima che loro cambiassero idea e radessero al suolo l’Afghanistan), fecero con i Buddha di Bamiyan.

Oltre alla vigliaccheria ed all’ignoranza dei servi, che si trovano, talmente avvezzi a chinare la testa da finire per farlo in automatico, foss’anche con San Marino, si aggiunge il fatto che siamo avvezzi non solo a servire, ma a servire padroni altrettanto ignoranti, il che rende tali anche noi, che non lo saremmo.
A ciò aggiungiamo la probabile malafede di quelle numerose potenze occulte che non hanno di certo gradito un iraniano a Palazzo Chigi e, nell’impossibilità di impedirne la visita, hanno voluto dipingerlo come un beduino ignorante, ottenendone una levata di scudi bipartisan. Sono sempre quelle persone poi che, in visita in Arabia Saudita, hanno scatenato una rissa infantile per rubarsi a vicenda alcuni Rolex che il governo saudita aveva donato, come fossero noccioline, ad una delegazione di stato evidentemente vista come un branco di pezzenti. Ecco, forse, prima di dare lezioni al Presidente dell’Iran su cosa sia la “nostra cultura”, sarebbe meglio che conoscessimo la Cultura, quella vera, con la maiuscola. Quella che sa distinguere una Venere da una Ilona Staller ed un Eracle da un Rocco Siffredi. Fino a che considereremo queste cose, la politica italiana continuerà, in Italia e all’estero a venire rimandata all’esame dell’avvenire e continueremo a essere dei custodi, piuttosto che dei depositari. Al custode del museo non è richiesta chissà quale cultura, l’importante per lui è che le scolaresche in visita non scarabocchino le opere d’arte. Al depositario di una cultura invece sono richieste conoscenza e amore per ciò di cui è depositario, poiché tutto ciò è parte di esso, e non soltanto fonte di reddito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.