No, non siamo neofascisti

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Giacomo Balla-La “Marcia su Roma” (1931-1932)

Cosa accomuna un identitario,un elettore del Front National (o di un qualsiasi altro partito alla ribalta della scena politica europea, definito con il termine “populista”) e un nostalgico del ventennio mussoliniano, che si autodefinisce fieramente “neofascista”?

Sicuramente, il rifiuto e lo sdegno nei confronti di una democrazia liberale lontana dal comprendere i reali problemi e le necessità del ceto medio basso, nonché la lotta ad un’immigrazione scriteriata, incentivata dai governanti europei per attuare una vera e propria sostituzione etnica ai danni degli autoctoni europei.
I PUNTI IN COMUNE TERMINANO QUI.

Spesso e volentieri, al contrario, queste tre diverse tendenze politiche vengono erroneamente considerate sinonimi, tutti indicanti l’ideologia fascista e la sua riscoperta in età contemporanea, proprio per la comune posizione sopra citata.
Siccome tale “reductio ad hitlerum” non è condotta solo dai nostri antagonisti politici, che traggono vantaggio dallo screditarci accostandoci ad un infausto passato, ma anche da gente comune che ritiene l’identitarismo un’astuta copertura ideologica per non dirsi apertamente nazisti, è opportuno rimarcare cosa contraddistingue un identitario rispetto ad un “populista” o un nostalgico.
Le divergenze tra identitarismo e nazional-populismo erano già state da noi osservate; pertanto, faremo ora altrettanto con il neofascismo e la nostalgia per il ventennio.
In tempi recenti, la parola “nostalgia” ha riscontrato un largo uso in ambito sociologico e politico, per analizzare non solo la riscoperta dei principi ideologici del fascismo e nazionalsocialismo da cui attingono i movimenti della destra extraparlamentare, ma, soprattutto, quel rimpianto a tratti morboso dei cittadini dei paesi est-europei nei riguardi del “comunismo storico novecentesco”.
Ostalgie” è il neologismo tedesco coniato a riguardo.
Qualunque sia il periodo storico rammaricato, la nostalgia viene messa a servizio di un processo di recupero del passato che è destinato miseramente a fallire. Questo non per mancanza di una ferrea volontà di base, ma perché si sottovaluta una peculiarità inemendabile della storia: quanto avvenuto in passato non può ripetersi, dal momento in cui non sussistono più le condizioni sociali e politiche che hanno permesso ad un determinato evento storico di manifestarsi.
Pertanto, i nostalgici di Ceausescu, Hoxha, Stalin e la DDR, così come molti comunisti “nostrani”, non potranno più ambire ad un nuovo “paradiso dei lavoratori” in quanto è ormai crollata la società basata sulla contrapposizione borghesia-proletariato; allo stesso modo, è impensabile un nuovo regime di stampo mussoliniano, dal momento in cui non esiste più una borghesia agraria terrorizzata dalle rivolte dei braccianti, come nel “biennio rosso”, che convogli la sua preoccupazione in un’ideologia forte, con la speranza che questa ristabilisca l’ordine sociale.
Tuttavia, a questa nostra visione circa le cause che hanno propiziato l’avvento del fascismo, condivisa anche dagli storici, il filosofo Nicolás Gómez Dávila ne presenta un’altra con le seguenti parole:

Il fascismo, più che la reazione del capitalismo italiano di fronte alla minaccia comunista degli anni Venti, fu uno sforzo della piccola borghesia italiana per inventarsi un ethos nazionalista moderno, un atteggiamento valido nella congiuntura storica di questo secolo. La politica sociale del fascismo, i suoi fondamenti agricoli, le sue imprese industriali, la sua architettura, le sue ambizioni educative, la sua organizzazione partitaria, sono gesti spettacolari e vuoti di una volontà di adattarsi a un mondo dove le virtù proprie dell’Italia si rivelavano di una lamentevole inefficacia. Un’ambizione destinata, necessariamente, a fallire, perché l’Italia non è una nazione, e perché il fascismo, così, poteva solo tentare di versare buone intenzioni negli otri di un nazionalismo letterario, romantico e obsoleto ”.

Tornando al tema della nostra inchiesta, vediamo emergere la differenza centrale tra un neofascista e un identitario: il primo lotta contro la società moderna per recuperare una condizione antecedente e puramente novecentesca, il secondo fronteggia la modernità decadente facendosi portatore di valori eterni,ossia quel ricco patrimonio di tradizioni, usi, costumi che rendono un popolo diverso dagli altri.

COSA SCATENA LA NOSTALGIA
Chi vi scrive è sempre stato affascinato dal capire le meccaniche scatenanti la nostalgia per il passato nell’essere umano, non solo a livello politico.
Le teorie più interessanti portano il nome di Giacomo Leopardi e Thomas Brussig.
Nel celebre scritto “La teoria del piacere”, contenuto ne “Lo zibaldone”, il poeta recanatese affronta questo tema nella sua riflessione sull’impossibilità per l’uomo di raggiungere una felicità assoluta. Secondo Leopardi, la nostalgia è, assieme all’attesa dell’arrivo della gioia e ad una momentanea cessazione del dolore (“Piacer figlio d’affanno”), l’espediente con cui l’uomo si illude di sopperire alla mancanza di un piacere assoluto, poiché “ciò che  è lontano nel tempo assume condizione di felicità”.

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Quest’ultimo concetto sarà anche alla base di alcune delle più note poesie dell’autore da “Le ricordanze” a “A Silvia” (“Silvia, rimembri ancora//Quel tempo della tua vita mortale// Quando beltà splendea//Negli occhi tuoi ridenti e fugitivi”).
Anche lo scrittore tedesco contemporaneo Thomas Brussig è di questo avviso; egli, nato a Berlino Est negli anni Sessanta, ha vissuto e raccontato in prima persona i grandi sconvolgimenti della Germania degli scorsi decenni, scandagliando anche il fenomeno dell’ “ostalgie”.
A riguardo scriverà in uno dei suoi romanzi :
Chi vuole davvero ricordare non deve abbandonarsi ai ricordi. La memoria umana è un processo troppo piacevole per limitarsi a trattenere il passato; è il contrario di ciò che finge di essere. Perché il ricordo può fare molto di più; compie ostinatamente il miracolo di far pace con il passato,ogni rancore svanisce e il lieve velo della nostalgia si posa sopra tutto ciò che un tempo veniva percepito come doloroso e lancinante. Le persone felici hanno cattiva memoria e abbondanti ricordi”.

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Lo scrittore tedesco Thomas Brussig

Così, l’unico rimedio per non inciampare nelle trame illusorie della nostalgia e lottare efficacemente contro le insidie del mondo moderno è ancora abbracciare valori eterni: primo fra tutti l’amore per la propria terra.

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