Religione di pace?

 

 

Il terrorismo non è il vero volto dell’Islam. Non è ciò che l’Islam è veramente. L’Islam è pace. I terroristi non rappresentano la pace, rappresentano solo il male e la guerra. Quando noi pensiamo all’Islam, noi pensiamo ad una religione che porta felicità a miliardi di persone in tutto il mondo… e che ha permesso a persone di tutte le razze di definirsi fratelli e sorelle.

Con queste parole George W. Bush, a seguito dell’attacco alle torri gemelle, cercava di tranquillizzare una popolazione sconvolta e spaventata, che avrebbe potuto far di tutta l’erba il proverbiale fascio, ed accusare di responsabilità qualunque cittadino di mussulmano per il dramma appena avvenuto, oltre ovviamente ad evitare l’accusa di chi avrebbe potuto vedere nella lotta americana al terrorismo, una crociata contro la religione islamica.
Senza dubbio e stata una frase dovuta, visto che miliardi di persone non avevano nessuna colpa, se non di condividere la stessa fede professata dai carnefici, ma già all’epoca provocò non poco imbarazzo, perlomeno presso chi aveva avuto modo di leggere gli scritti che compongono il credo islamico, Corano in primo luogo, ma anche semplicemente chi avesse una basilare conoscenza della storia del mondo negli ultimi 14 secoli.
Nessuno nega che la (grande) maggioranza dei fedeli mussulmani non abbia certo come fine la sconfitta degli infedeli, ma da qui a sostenere, con assoluta certezza, che l’Islam è una religione di pace, o, meglio ancora, che NON è una religione in cui la guerra ha un ruolo fondamentale e legittimato, e sinceramente ipocrita, oltre che un atto di sfregio alle testimonianze storiche.
Come provare tutto ciò? Cominciamo con alcune informazioni basilari: la religione islamica (Arabo per “pace”, ma, più correttamente, “sottomissione”) fu fondata da Maometto, mercante della penisola arabica, che cominciò a propagare tale fede intorno al 610 a.C., presso la città della Mecca. Nel suo primo decennio di proseliti, in cui propagò, almeno secondo le sure coraniche più antiche, una religione relativamente pacifica, argomentata con invocazioni mistiche e profezie, ottenne pochissimi proseliti, e fu costretto nel 622 a fuggire coi sui seguaci a nord, a Medina, poiché inviso ai potenti clan della città, che traevano molto profitto dai pellegrinaggi pagani nei santuari cittadini.
Dopo questo evento la natura della predicazione di Maometto, e le indicazioni che dava ai suoi seguaci, mutarono drammaticamente, dando indicazioni molto più dirette sull’ordinamento politico e sui doveri dei fedeli. Essi cominciarono a militarizzarsi, ad assaltare le carovane dei pagani, e mostrarono il proposito di ritornare alla Mecca come conquistatori, cosa che poi avvenne circa 8 anni dopo, con la conquista della città. Tutto ciò era autorizzato e incitato da Maometto, che ora predicava la necessità di espandere la Dar al-Islam, la casa dell’Islam, ovvero tutti i territori dove vigeva il dominio mussulmano, ovunque possibile, allo scopo di diffondere nel mondo la verità della parola di Allah. Coloro che Allah considerava seguaci di rivelazioni precedenti abrogate (come l’Ebraismo e il Cristianesimo), avrebbero potuto continuare a professare, pur sottomessi e pagando tasse speciale. Per tutti i pagani l’unica scelta era la conversione o la morte.
Combattete coloro che non credono in Allah e nell’ultimo giorno, che non vietano quello che Allah e il suo messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.” Sura 9
Come fu possibile un cambio cosi’ radicale di opinioni, ancora riscontrabile nel Corano attuale? I dotti che furono chiamati a ricomporre e ordinare gli insegnamenti maomettani, trascritti in quasi 20 anni di predicazione dai fedeli (Maometto era analfabeta), decisero di risolvere le contraddizioni tra le indicazioni meccane e quelle medinesi istituendo il concetto di “Naskh”, abrogazione, ovvero suggerire ai fedeli che, in caso di due versetti contraddittori, il più recente cronologicamente e quello da seguire. Questo principio giuridico si basava su una specifica citazione di Maometto, presente nella seconda Sura, o capitolo, del Corano:
Non abroghiamo un versetto né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale.Non lo sai che Allah e onnipotente?”

Quasi tutti i versetti Islamici che hanno poi dato ispirazioni a concetti come la Jihad (intesa come lotta contro i nemici esterni), alla violenza armata o al Califfato sono di origine medinesi, molto più lunghi e dettagliati, e abrogarono quindi tutti i precedenti più concisi versetti meccani come valenza legale per i fedeli, seppur comunque inseriti nel Corano poiché parola di Allah.
I passi che sono quindi spesso, maldestramente, citati dai non mussulmani come prova che tale religione ha una natura pacifica, citano inconsapevolmente o meno indicazioni retrograde, che nessun Mussulmano praticante deve seguire. Dopo aver discusso sulla natura del Corano, torniamo ora e seguire gli eventi successivi alla morte del profeta (632 a.C.) che ebbero un ruolo altrettanto determinante nel determinare la natura dellaneonata religione.
Maometto non lasciò indicazioni, ad una comunità ormai militarizzata, sul come governarsi dopo la sua morte. Basandosi su alcuni versetti, che parlavano di un “vicario” (Khalifa).
A capo della comunità venne eletto Abu Bakr, mercante e poi luogotenente e braccio destro di Maometto, suo migliore amico e secondo umano a convertirsi all’Islam, dopo la moglie di Maometto, Fatima.
Abu Bakr e i suoi luogotenenti, selezionati in un’epoca di guerra per necessità di guerra, e
legittimati dalle indicazioni tarde del profeta che giustificavano l’espansione della comunità islamica, si dedicarono quasi esclusivamente a guerre, prima contro i restanti pagani Arabi, e poi contro i vicini più immediati, i Bizantini e i Persiani.
Nate inizialmente forse con fini di saccheggio, seguendo la tradizione dei beduini del deserto,queste spedizioni ebbero però un successo straordinario, aiutate da una serie di motivi: lo zelo dei veterani delle guerre meccane, che cresceva di vittoria in vittoria; la condizione critica di Bizantini e Persiani, appena usciti da una quasi trentennale guerra tra loro; infine, le indicazioni coraniche di non discriminare specifici culti tra i popoli del libro, fintanto che riconoscevano la loro sottomissione e pagavano le tasse, vennero in aiuto dei guerrieri Arabi, che trovarono nel levante numerose confessioni, perseguitate dai Bizantini poiché considerate eretiche, pronte ad accettare senza opporre resistenza dei padroni molto più tolleranti dal punto di vista dottrinale (come i monofisiti siriani ed egizi, ma anche gli Israeliti).
Sicché, per un principio di accelerazione, le prime rapide e facili conquiste, ottenute contro eserciti molto più grandi e prestigiosi, convinsero i primi mussulmani della bontà delle parole di Maometto, e che loro veramente avevano Allah dalla loro parte, che aveva incaricato loro di combattere guerra dopo guerra, e di arrivare ai confini del mondo per portare il suo verbo.
Siria (641), Egitto (642), Persia (651), Cartagine(698), l’Atlante(709), la penisola iberica(711), per poco anche Costantinopoli (717), e tante altre terre: nel giro di appena un secolo, una religione che prima non esisteva governava su un dominio più grande di quello costruito da Roma in secoli di lavoro, che andava dai Pirenei alle porte dell’India e della Cina. Solo Gengis Khan avrebbe creato un impero più grande in un minor numero di anni, molti secoli dopo. Tutti i Califfi del primo secolo, prima elettivi, poi ereditari, cercarono di legittimarsi aggiungendo nuove terre alla casa dell’Islam, e dopo Maometto tutte le figure più importanti delle prime generazioni islamiche, esempio per tutti i fedeli futuri, furono guerrieri e conquistatori, che si guadagnarono la fama con la spada. Molti dei titoli, ora ereditari e regali, diffusi nel mondo Islamico odierno (come Califfo, ma anche Emiro, da Amir, comandante) avevano inizialmente declinazioni solo militari, diventati poi, a seguito delle grandi conquiste degli uomini che li portavano, titoli che legittimavano il governo civile, religioso, oltre che ovviamente militare, di qualunque mussulmano verso i suoi sudditi islamici.
Ovviamente, esaurita la spinta conquistatrice, l’Islam continuò ad evolversi, sviluppando una cultura ricca e sofisticata nelle terre conquistate, e non necessariamente votata unicamente a produrre guerrieri zeloti, ma gli eroi da prendere da esempio in una società e una religione sono quasi sempre i suoi fondatori e i loro successori, e l’eredità dell’Islam era ormai irrimediabilmente scritta con la spada. A riprova di ciò, se escludiamo alcune mosche bianche come l’Indonesia, tutti i paesi attualmente a maggioranza mussulmana non conobbero tale fede grazie al lavoro dei missionari, ma bensì a quello dei soldati.
Che differenza, se pensiamo che i primi eroi cristiani furono dei martiri!
Siccome la religione cristiana invita a prendere ad esempio la vita e la professione di fede dei primi cristiani, che accettarono senza combattere la morte, poiché la loro ricompensa era altrove, ed eruditi interessati a trattare perlopiù di questioni spirituali, come si può pensare che un vero Mussulmano non dovrebbe seguire l’esempio dei conquistatori del settimo secolo, a prendere le armi, e a difendere la Umma (comunità) dai nemici, tali o solo sentiti? Assurdamente, i Mussulmani convinti che predicano la pace universale, sarebbero a tutti gli effetti da considerare come riformatori radicali, se non, molto più semplicemente, dei cattivi Mussulmani.
Che siano solo discorsi di propaganda buonista di qualche politico politicamente corretto, tentativi degli interessati di non essere accusati ingiustamente, o addirittura parte di una propaganda volta a normalizzare la pratica dell’Islam nelle terre occidentali, nella speranza di renderla una religione “domata” e innocua, come successo col cristianesimo (poiché il mondo occidentale teme lo spirito guerriero più di ogni altra cosa), accusare i Mussulmani militanti, che agiscono su volere del loro libro sacro, di essere “fuori” dall’Islam, e fuorviante e pericoloso, sia per i non Mussulmani, sia per i Mussulmani che i militanti potrebbero considerare “apostati”, per avere la sola colpa di praticare un islam approvato dai miscredenti, e non può che spingerli a confutare tali accuse coi fatti.
L’islam e una religione fondata sulla conquista e sul combattimento, e tale rimarrà agli occhi dei veri credenti finché essi esisteranno, e secondo tali principi agiranno.
Se non ci credete, leggete il Corano. O qualunque libro di storia. Basato su fonti oneste,
ovviamente.

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