Requiem dell’informazione mainstream, uccisa dal “fu” Donald Trump

Per tutti, era il “fu” Donald Trump. Nessuno scommetteva in una sua vittoria. I giornali già avevano pronta la prima pagina, con titolo e articoli vari: aspettavano solo la foto della festa, con la vincitrice designata per andare in stampa. E invece…

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E invece si è ripetuto il copione già visto con il voto della Gran Bretagna, a giugno. La Brexit e la vittoria di Trump devono farci aprire gli occhi: non tanto dal punto di vista politico – se sia bene o no l’esito delle votazioni – ma dei sistemi di informazione che dominano la nostra società. Parrebbe, infatti, che il giocattolo si sia rotto: il bambolotto costruito ad arte da una certa ideologia culturale di stampo neogiacobino si sta rivelando inadatto a dominare con la menzogna i popoli.
Menzogna? I giornali non dovrebbero essere testimoni della verità? Balle. Abbiamo assistito, specialmente in queste due elezioni, ad un tiro al bersaglio contro il “no” alla Brexit e contro il “no” alla Clinton. Voti per uscire dalla gabbia dell’Ue? Sei xenofobo, razzista e limitato mentalmente (non hai studiato, poraccio, perché non sei stato in Erasmus). Voti Trump? Sei xenofobo, razzista e limitato mentalmente (non hai studiato, poraccio, perché votano Trump solo i maschi senza laurea). Se ciò fosse vero, vivremmo in un mondo di pericolosi xenofobi, razzisti e minorati mentali. Roba da doversi sorprendere di essere ancora vivi.
E i sondaggi? I loro risultati prevedevano marce trionfali per il “Remain” e per la “Clinton”. Eppure, il voto è stato all’opposto delle previsioni. O, dovremmo dire, delle speranze: perché è francamente poco credibile che tutti – tutti – i sondaggisti abbiano fatto cilecca. Errare è umano, ma toppare in modo così macroscopico per ben due volte fa pensare ad una certa dose di stupidità. Dunque, poiché non si vuole accusare nessuno di limitazioni mentali – a contrario del modus operandi dei neogiacobini di cui sopra – possiamo solo pensare che tutti sapessero, in cuor loro, che la Brexit ci sarebbe stata e che Trump avrebbe stravinto. Lo sapevano. Ma non l’hanno detto, sia perché costretti dalla loro militanza ideologica, sia perché si sono rifiutati di vedere la realtà. Accade a tutti di rifiutarci di vedere ciò che non ci aggrada. Ed è successo, a livello mondiale, all’élite che ci governa.

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La realtà delle cose è sotto gli occhi di tutti: la gente inizia ad averne le scatole piene di essere colpevolizzata ed insultata – sì, insultata – da spocchiosi membri del Minculpop giacobino che governa il mondo. Ne ha abbastanza dei giornali faziosi all’inverosimile, che hanno cessato di essere testimoni degli avvenimenti e sono oggi megafoni di voci artificiali e senza più un contatto con la realtà. La prova è che i giornali mainstream hanno ormai abbandonato ogni prudenza: ciechi, con il loro paraocchi culturale, hanno raccontato una realtà che non esisteva, ma che solo essi vedevano; un po’ come solo Dumbo vedeva gli elefanti rosa. La sonora Trumpvata che si sono presi – uso l’esilarante prima pagina de La Verità del 10 novembre – rivela la cecità degli scribacchini del regime, che nel 99% dei casi si sono schierati con la Clinton, tanto negli Usa quanto a casa nostra.
I militanti del pensiero unico si erano convinti così tanto della vittoria di Trump da «andare a dormire ragionevolmente tranquilli» che vincesse Hillary. Quello che è andato a dormire tranquillo, almeno leggendo il suo blog, è Gad Lerner: «Trump diventerà presidente solo se ci sarà il più macroscopico errore della storia dei sondaggi degli ultimi anni. Tutto può succedere nella vita, ma la sorpresa Trump non sembra proprio più possibile ormai»[1]. Immaginiamo Gad che si sveglia la mattina e, ancora con il caffè in tazza, sobbalza: «il più macroscopico errore della storia dei sondaggi degli ultimi anni» è accaduto davvero. E lui dormiva.
C’era invece chi era ben desto e, in diretta durante la maratona elettorale, ha messo in scena un dramma pirandelliano: il “fu” Donald Trump, già sconfitto prima ancora delle elezioni, è invece più vivo di tutti. Sull’Huffington Post americano, lavagna sulla quale scrivono gli scribacchini del pensiero unico, è stato rimosso l’articolo che definiva Trump un misero razzista, rimasto on line per mesi[1]. Il New York Times ha fatto marcia indietro e, dopo essersi schierato con la Clinton dando il tycoon per spacciato, ha ammesso, con un lungo editoriale: «Abbiamo sbagliato, e di grosso. Nessuno aveva previsto una notte elettorale come questa»[2]. Nessuno, di quelli che vivono la realtà tra un apericena e l’altro. Ma lo aveva ben capito l’operaio o il precario che sputa sangue per arrivare a fine mese, vedendo immigrati, criminali, politici nullafacenti, puttane, nani e ballerine del circo mediatico passargli davanti senza far niente. E lui dovrebbe accettare tutto questo, più gli insulti di giornalisti, opinionisti, politici, registi, cantanti, attori e comparse varie del nostro tempo, dicendo per di più: “grazie, insultatemi ancora?”.

Ora, la riflessione è: ha ancora senso farsi un’idea della realtà leggendo i giornali? Oppure la faziosità e la mancanza di etica – sapete, i giornalisti dovrebbero obbedire ad un codice deontologico – hanno preso talmente il sopravvento da rendere quelle che erano delle testate storiche in squallide trincee culturali che portano avanti personalissime battaglie delle quali il popolo è diventato insofferente? Perché va bene far passare la propria opinione attraverso un articolo, ma quando l’informazione giunge al livello di demonizzare l’avversario, no: quella non è più informazione, diventa insulsa propaganda. E di propaganda ne abbiamo già tanta.
Apriamo gli occhi. Le grandi testate sono tutte figlie della stessa logica culturale ed economica che governa il mondo: erede ideologica della Rivoluzione Francese, la nostra élite ha conservato tutta la sua eredità di repressione del dissenso, convincendosi di essere sempre dalla parte del giusto. Sempre. Perché il mondo che quella élite ha costruito è il “migliore dei mondi possibili”. Il migliore per loro, minima percentuale della società; non per gli altri. È curioso: i giacobini del Duemila sono diventati la nuova aristocrazia, e ai segnali di una nuova Bastiglia reagiscono come il re di Francia: senza capire la portata dell’avvenimento. Vedendo il terreno franar loro sotto i piedi, incapaci di comprendere il motivo di questa frana, hanno reagito con l’unica arma a loro disposizione, quella della derisione. Come i bambini dell’asilo, che ridono del loro compagno sperando di trascinare gli altri bambini nella derisione. Per un po’ il giochetto ha funzionato; poi, qualcosa ha iniziato ad andare storto.
Il giocattolo si è rotto, si diceva. L’informazione, evidentemente, non passa più i messaggi che vorrebbe: e non perché il pubblico sia ormai saturo di informazione-spazzatura (il deprimente panorama delle televisioni ne è un chiaro esempio) ma perché l’insulto, alla lunga, non paga. La deformazione delle notizie, alla lunga, non paga. La spocchia intellettuale, alla lunga, non paga. Perché mi puoi insultare, mi puoi nascondere le notizie, mi puoi bacchettare spiegando come devono andare le cose affinché il mondo giri per il verso giusto. Puoi farlo, ma questo mondo deve girare. L’economia deve funzionare. La gente deve essere sicura in casa sua, deve poter sperare in un futuro migliore per i suoi figli, deve vivere in quel “migliore dei mondi possibili” che i neogiacobini vorrebbero creare ignari che lo stesso Voltaire, ideologo suo malgrado del giacobinismo, rifiutasse di credere a simili utopie.

Non possiamo dire se l’asse Trump-Putin che si sta venendo a formare darà al pensiero unico che domina il mondo una mazzata fatale. Possiamo solo essere certi di una cosa: ci saranno altre “sorprese”. In Francia, in Olanda, in Germania, in Austria: ovunque in questo mondo malato è ancora consentito votare (parola ormai desueta, in Italia) ci saranno soprese per chi guarda il mondo con il suo paraocchi ideologico. Il “fu” Donald Trump prenderà volto e nome di altri candidati malvisti da lorsignori del “politically correct”. E noi, se saremo svegli, potremo dire: «il fu Donald Trump siamo noi».

 

[1] http://www.gadlerner.it/2016/11/08/10-motivi-dormire-ragionevolmente-tranquilli-svegliarsi-senza-trump/

[1] http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ora-lhuffington-post-rimuove-nota-cui-definiva-trump-1329532.html

[1] http://www.huffingtonpost.it/2016/11/09/new-york-times-trump_n_12880884.html

 

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