Il rossobrunismo o l’anatomia del nulla

Tra i fenomeni più considerevoli partoriti dal web negli ultimi anni è opportuno annoverare l’inquietante radicamento di credibilità nelle coscienze degli utenti medi di ideologie politiche posticce, partorite da menti fuorvianti o annoiate che i politologi, o comunque chi di competenza, ha catalogato nell’ambito della “meta-politica” o “fanta-politica”.
Tale raggruppamento comprende, come si può facilmente evincere dal nome, tutte quelle teorie politiche senza alcuna base ideologica o programma politico concreto, che spesso si inverano in movimenti scevri di una opportuna preparazione militante che, perciò, sono relegati ad un ruolo più che marginale nella vita politica, sia elettoralistica quanto quella extraparlamentare. Gli esempi che si possono annoverare sono molteplici: dalla “destra” immigrazionista e misogina di “lega maschio”, ad “Ameritalia”, una proposta di amanti della cultura e della società degli USA, che auspica l’inglobamento dell’Italia come cinquantunesimo stato americano.
Questi nomi forse non diranno nulla proprio per la ragione dianzi spiegata: senza un’idea concreta non si può fare politica attivamente, rimanendo nell’oblio.
Ecco però come a questi pseudo-movimenti viene lanciata una ciambella di salvataggio per farsi conoscere e, forse, macinare consensi e sopravvivere; la lama a doppio taglio della società odierna: il web. Si tratta di uno strumento ambivalente perché, se da un lato permette agli utenti di informarsi anche per mezzo di documenti che non sarebbero mai presentati nei media ufficiali (banalmente, anche un saggio di Julius Evola), dall’altro lato internet si presenta come un enorme palcoscenico su cui attori di varietà  possono cianciare le loro idiozie con una risonanza tremendamente elevata.
Per farla breve, internet è molto più della televisione spazzatura, il mass media che concretizza la celebre citazione di Andy Warhol:“Ci vuole nulla a diventare famosi per mezz’ora, se ci si abbassa i pantaloni in San Pietro”. Tra i temerari che si sono calati i pantaloni su internet troviamo, senza dubbio, anche i rossobruni.
Ma chi sono costoro?

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Non possiamo delinearne un profilo esaustivo, senza prima premettere che, dopo il crollo del muro di Berlino e la fine degli –ismi, l’assetto politico del mondo è cangiato notevolmente, influenzando anche la sfera più ideologica.
Il tramonto delle dicotomie destra-sinistra e comunismo-nazismo ha spianato la strada ad un congiungimento tra i due poli, per fronteggiare uno storico “nemico comune” ben più forte: il liberismo occidentale, incarnato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.
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uesto nuovo schieramento ricalca quanto fatto da diversi paesi per le stesse ragioni, come il rappacificamento tra Iran e Russia, fronte impensabile ai tempi dell’URSS, che mai e poi mai avrebbe dialogato con una teocrazia coranica o, prima di essa, con lo scià Reza Pahlavi, spalleggiato dall’occidente.
Una tale presa  di coscienza e la conseguente scelta di far fronte comune è lodabilissima, i propositi e le modalità di sviluppo della nuova “creatura” già meno.

La storia ci insegna che la nostalgia e la rivisitazione di idee ormai non più applicabili, quanto meno alla lettera, sono nocive e improduttive; per spiegare il concetto in termini filosofici si può ricorrere allo “Zeitgeist” hegelo-herderiano, indicando come lo sviluppo di una determinata idea in una società sia costantemente relazionata ad un preciso progetto dello Spirito. In termini più materialistici, al contrario, si può osservare come un’idea politica si concretizzi a posteriori, modellata  dalle esigenze pratiche degli individui.
Le due diverse tesi approdano così al comune riscontro della sterilità delle rivisitazioni, o rievocazioni, dato che queste rasentano spesso, come vedremo in seguito, solo una goliardia senza sostanza, simile alle rievocazioni medievali di paese.
Quando si ignora questo concetto non opinabile, il fallimento risulta inevitabile, come nel caso dei rossobruni, che ritrovano nel patto di non aggressione  molotov-ribbentrop tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica di Stalin  del 1939, le fondamenta del loro pensiero.
Esso però non è mai stato aggiornato alla condizione del mondo moderno, in cui non esiste più nè la classe sociale del proletariato con i termini in cui la indicava Marx, né una borghesia impaurita da un’eventuale sommossa “rossa”, che aveva trovato, in Italia, nel Fascismo un’arma per soffocare i moti filo-sovietici dei braccianti e degli operai metalmeccanici nel “biennio rosso”. E’ un paradosso che i rossobruni, dopo aver compreso il mutamento  dell’assetto ideologico, politico e sociale del mondo dopo il 1989, pensino di affrontare i cambiamenti con le idee morte proprio in quell’anno, mescolandole con altre, già tramontate quarant’anni prima.

Alla luce di tutto ciò, anche il fenomeno del rossobrunismo si sarebbe eclissato nel giro di poco, ma ecco che qui entra in gioco internet. Come detto in precedenza, internet, e in particolar modo i social, è una fucina di curiosi personaggi che trovano un grande seguito proprio in rete, ed è sempre in rete che questi vengono consacrati diventando delle star; si pensi ad esempio al successo degli “youtubers” adolescenti, che spesso vomitano  la loro vuotezza e la bramosia di una ricerca esasperata di notorietà in libri, destinati a diventare best-seller.
Schiettamente, possiamo affermare lo stesso per i “leader” rossobruni, che hanno fatto della loro esuberanza la ragione del proprio successo sul web, trovando in questo modo anche la giusta piattaforma per sponsorizzare le idee “nazi-bolscheviche”, aggiungendoci anche il culto patetico di certe personalità politiche come il presidente russo Vladimir Putin, il gerarca e membro fondatore del PCI Nicola Bombacci e l’ex presidente venezuelano Chavez. Massimo rispetto per i suddetti e le loro battaglie, che però vengono “sporcate” dalla divinizzazione dei rossobruni, che a tratti ricorda la mitologizzazione della sinistra radical chic nei riguardi di Berlinguer, Pertini e l’ex capo di stato uruguagio Pepe Mujica.
Nonostante la sponsorizzazione tramite internet, che fino ad ora ha riscontrato un successo considerevole, anche il caso “rossobrunismo” si scioglierà come neve al sole nel giro di poco, come del resto sono svanite le poche esperienze di politica attiva, portatrici di queste idee.

Tra i sostenitori di questa corrente ci sono però persone validissime, che credono ciecamente che un’esperienza di vagheggiamento nostalgico e qualche stato su facebook possano costituire un’opposizione influente ai poteri forti e alle degenerazioni consumistiche a “stelle e strisce”, ovviamente, sbagliando. Ad essi mi rivolgo così, concludendo, esortandoli ad abbracciare la strada identitaria, spegnendo il pc e prendendo in mano un pennello intinto di colla per attacchinare dei manifesti, unico, vero, atto di protesta verso la degenerazione della nostra società.

 

 

 

 

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