Russia, bastione d’Europa contro l’Islamismo

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Da poche ore è notizia di dominio pubblico l’abbattimento, da parte delle Forze Armate della Turchia, di un caccia bombardiere russo, abbattimento che sarebbe stato motivato da un presunto sconfinamento degli aerei di Mosca nei cieli del paese anatolico. Entrambi i piloti, riusciti ad eiettarsi con il paracadute, sono atterrati vivi nei territori del nord-ovest siriano, ma sono stati poi uccisi in circostanze poco chiare dai miliziani che attualmente controllano queste zone, miliziani che l’Occidente definisce “moderati”, mentre Mosca li definisce, ben più realisticamente, terroristi. Numerosi video online mostrano i miliziani ribelli sparare con armi leggere contro ai soldati che si stanno paracadutando, pratica che secondo la Convenzione di Ginevra si qualifica come crimine di guerra. Basterebbe questo a configurare come terroristi i ribelli del nord-ovest siriano, ma sarebbe assai imbarazzante, per un’Europa impegnata a mantenere una faccia conciliante con un’astuta e infida Turchia, denunciare i crimini di terroristi finanziati ed addestrati dallo stesso governo di Ankara.

La storia non insegna, e gli uomini dimenticano, ammoniscono gli storici; come dare loro torto? Possiamo notare come, nella storia, la Turchia sia sempre entrata in collisione con l’Europa, per velleità espansionistiche, intolleranza religiosa e mera avidità. Invasioni, discriminazioni e pirateria hanno contraddistinto quasi mille anni di storia ottomana prima, e turca poi, nei confronti degli stati europei, primi tra questi quelli Balcanici e la stessa Grecia, che hanno dovuto rassegnarsi ad un plurisecolare dominio musulmano. Ciò che pochi sanno invece è che la Russia, in epoche neppure remote, seppur ancora sotto l’egida dello Zar, ha dovuto difendersi più volte anch’essa dal minaccioso espansionismo di Istanbul. Per ben dodici volte, Impero Russo ed Ottomani si sono affrontati in guerra, e lungamente le truppe ottomane hanno tenuto sotto scacco, mediante il loro stato vassallo musulmano del Khanato di Crimea, le armate moscovite, che invece miravano all’espulsione dei Turchi da tutta l’Ucraina meridionale e dalla Crimea. Per secoli la Crimea e l’Ucraina meridionale furono vessate e flagellate dal dominio turco, che trasformò quelle terre in uno dei più fertili mercati di schiave europee destinate al Medio Oriente ed alla Turchia.

Razzie e scorribande continuarono a ripetersi per lungo tempo anche all’interno dello stesso territorio russo, tanto che le truppe zariste dovettero forzatamente creare onerosi presidi per organizzare la difesa della frontiera meridionale, vera e propria spina nel fianco che impediva alla Russia di quel tempo di affacciarsi con la forza che avrebbe desiderato, sul complicato scacchiere geopolitico europeo. Fu soltanto nel 1787, all’alba di quella che sarebbe stata la tempesta della Rivoluzione Francese, che Caterina la Grande, zarina di Russia, riuscì a invadere la Crimea e ad espellere definitivamente la presenza Turca dalla sponda nord del Mar Nero. La presenza ottomana rimaneva tuttavia stabile nei Balcani ed in Grecia, e ci sarebbero voluti ancora più di cento anni, prima di vedere ristabilita la libertà delle nazioni europee in quelle terre così a lungo martoriate. Caucaso, Armenia, Balcani, Crimea, furono dunque al centro delle contese russo-turche per almeno cinque secoli e, smentendo i futurologi che ci promettevano la fine della Storia, tali contese non sono terminate. Se dunque dai tempi di Caterina la Grande, i geopolitici definivano la Siria come porta del Caucaso, non deve sorprendere che la Russia tenti oggi di snidare da lì tutti i terroristi che vi si trovano, essendo la tutela della pace in Caucaso il primo obbiettivo della politica militare russa da vent’anni a questa parte. Il fatto che ora la linea del fronte (seppur a guerra non ancora –e speriamo mai- dichiarata), si attesti dunque in Siria, lontana dai confini russi, non deve sorprenderci.

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Ma vorremo qui richiamare il lettore ad una riflessione, che esula dall’increscioso episodio quotidiano. La Turchia, che secondo alcune geniali menti della politica “europea” noi dovremmo accettare in Europa, è in realtà il primo nemico dell’Europa, perché se è vero che pure gli Ottomani hanno a lungo combattuto anche in teatri mediorientali ed africani, è sempre stata l’Europa la via prediletta dell’espansionismo ottomano, e sarebbe inutile negare che la Russia, assieme ad Austria ed Ungheria, è senz’altro la nazione che più ha pagato, in termini di caduti, di devastazioni e di carestie, la lunga resistenza all’invasione musulmana dei Balcani e del Caucaso, unica nazione europea ad avere ben due fronti aperti, anziché uno soltanto. Per noi identitari non esistono popoli nemici a prescindere, ma la Turchia, sembra dimostrarsi un avversario ciclico dell’Europa Identitaria e Sovrana, e la sua modernizzazione ed occidentalizzazione posticcia avvenuta per via di Mustafà Kemal, altro non è che una caricatura, ancor più grottesca, dell’occidentalizzazione dell’Europa stessa.

L’Europa non dimentichi i cori che recitavano “Allah è grande” durante i minuti di silenzio negli stadi europei, e non dimentichi come, a migliaia di kilometri dai suoi confini, due giovani uomini sono caduti oggi per difendere le nostre terre dal fanatismo e dall’intolleranza religiosa dello Stato Islamico e delle sue sigle satelliti. Se tutta l’Europa ha combattuto ieri in prima linea contro l’invasione, oggi, mentre i governi europei sono ottenebrati da una follia che preferisce la retorica dei diritti umani alla difesa dei propri confini e delle proprie genti, la Russia ha perso due suoi giovani soldati contro la nuova guerra che si profila da una lato sotto la maschera a bassa intensità della “guerra civile siriana”, dall’altra come vera e propria guerra economico-sociale contro gli europei condotta a suon di immigrazione selvaggia proprio dalla Turchia, che dei flussi dei profughi è principale artefice e complice. Noi tutti speriamo che l’acume e l’ardimento che oggi dimostra la Russia presto prevalga anche in Europa e che tutti, come un tempo, possiamo di nuovo scendere in campo per difendere le nostre terre dalla follia terroristica, dall’espansionismo economico militare della Turchia, che non a caso è fedele membro dell’alleanza sovranazionale denominata NATO che opprime e colonizza militarmente anche l’Italia. Parlare di Identità significa parlare di Sovranità, ma non esisterà Sovranità fino a che l’Europa libera rifiuterà di contenere prima, e diminuire poi, l’influenza turca sia sull’Europa e sul Caucaso, sia sugli altri stati con i quali si trova a confinare.

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