Sands, Identitario Totale

fca207ebb5a2f66c39dbb76439881a0e

Il 5 Maggio 1981, dopo lunga agonia causata dal prolungato sciopero della fame, moriva a 27 anni Roibeard Gearóid Ó Seachnasaigh, comunemente noto come Bobby Sands.
Non è nostro desiderio approfondire le tormentate vicende dell’Irlanda del Nord di quegli anni, né affidare ad Atrium un mero panegirico di quello che fu comunque un eroe in ogni senso, e ben poco necessita di un peana da parte nostra. Le nostre considerazioni vertono sull’Uomo Sands, su Bobby Sands come vero e proprio esempio di soldato politico. Nel mio articolo precedente su Identitarismo e Nazionalismo mi sono soffermato su quale sia la differenza tra un Identitario ed un Nazionalista. A quale di queste due categorie apparteneva Sands? Sands era un nazionalista, non esisteva infatti, a quel tempo, la corrente identitaria per come la conosciamo oggi, né avrebbe, ci permettiamo di dire, molto senso, perdurando in Irlanda del Nord un’occupazione straniera de-facto, che, pur auspicando la fine dei conflitti intereuropei, non possiamo accettare come legittima. Un crimine non è meno tale se esso è commesso da Europei. Sands era un irlandese, sognava, come disse più volte, la liberazione totale della sua isola dal dominio straniero rappresentato dalla Gran Bretagna. Sands non era tuttavia un sostenitore di improbabili pulizie etniche in Ulster, semplicemente credeva che i protestanti inglesi, tra i quali pure aveva degli avi, dovessero semplicemente essere una minoranza etnica in Ulster, terra storicamente ed etnicamente irlandese da millenni. Non era quindi, Sands, né un razzista né un suprematista, e proprio per questo noi possiamo prenderlo bene ad esempio. Checchè se ne dica, combattè e morì per un Ulster basato sul concetto di Sangue, Suolo e Spirito. I tre cardini fondamentali dell’Identitarismo.
Morì per il sangue d’Irlanda, affinchè l’Ulster e le sue contee, da sempre abitate da genti celtiche e teatro dei più antichi miti ancestrali degli Irlandesi, tra i quali il Táin Bó Cúailnge, parte – appunto – del cosiddetto Ciclo dell’Ulster, fossero riunite alla madrepatria Irlandese già resasi indipendente al termine della Prima Guerra Mondiale. Sands non ignorava come l’Ulster fosse parte integrante non solo dell’isola d’Irlanda geograficamente intesa, ma del concetto storico e metastorico di Irlanda, giovanissimo a livello amministrativo, e pure così vetusto, da affondare le sue radici in un passato celtico primevo, prima che i Romani, scorgendola dall’isola di Man, la denominassero Hiberna. Sands era un ufficiale dell’IRA, aveva preso le armi per difendere il suo paese, ma non lo fece perché desideroso di vendetta o traumatizzato per ciò che aveva visto fare al suo popolo, sebbene ci fosse, ovviamente, anche tale componente. La sua fu una scelta eroica, di vita, di militanza, come lo è quella di chiunque decida di prendere le armi senza essere costretto a farlo, per una causa giusta e legittima di Resistenza.

Sands morì per il Suolo d’Irlanda. Non accettava che la sua terra fosse sottomessa ad una potenza straniera, anche se tale occupazione garantiva (e garantisce) probabilmente un tenore di vita più alto rispetto a quello che potrebbe garantire l’Irlanda. Sands non accettava, magari inconsciamente, che una terra potesse essere amministrativamente una cosa piuttosto che un’altra senza alcuna conseguenza purchè fossero garantiti certi piaceri e certi diritti. Sapeva che un uomo non sa che farsene dei diritti concessi da un’occupante, da un usurpatore. Lo sapevano, questo, anche le altre migliaia di uomini che morirono per l’annessione dell’Ulster all’Irlanda.
Sands morì per lo Spirito dell’Irlanda, spirito che, secondo lui, significava Religione Cattolica. Indipendentemente da cosa si possa pensare su questo, Sands aveva capito che non può esistere una terra senza un preciso indirizzo spirituale a governarla; ciò non significa che chi non lo condivide (minoranze religiose ecc) debba essere discriminato, ma che una Terra abbia una precisa identità spirituale, che non deve essere relegata all’ambito personale, ma deve caratterizzare in maniera ben precisa l’essenza di ciò che un governo ed un bandiera rappresentano; anzi nulla vietò mai né a Sands, né all’IRA di solidarizzare con la causa dei musulmani palestinesi, fatto questo, che denota un’assoluta mancanza di sciovinismo religioso da parte loro. Per questo ho definito Sands un’Identitario, ma la definizione non si ferma qui, Sands fu Identitario Totale. Poiché portò la sua scelta, prima come ufficiale dell’Ira e poi come prigioniero politico, a rischiare la vita prima, ed a perderla poi. Imprigionato dagli inglesi nel carcere di Long Kesh decise di protestare contro le condizioni di detenzione, e contro l’occupazione britannica in generale, sottoponendosi allo sciopero della fame. La scelta di Sands dunque non fu un atto estemporaneo di eroismo, non fu un “semplice” e indolore proiettile vagante che lo uccise, ma fu una scelta ponderata, ripetuta ogni giorno, ogni momento. E lo fu a 27 anni, l’età in cui la modernità, nella quale già egli viveva, ci dice che dobbiamo vivere senza pensare ad altro che al mero godimento, non curandoci della morte, anzi persino negandola. Ogni minuto, per più di sessanta giorni, dietro le sbarre del carcere, la vita di Sands se ne andava, e lui vedeva tutto ciò. Sands rinnovò la sua scelta di morte in ogni attimo.
Il contesto quasi rionale della lotta in Irlanda del Nord, al grande similitudine, che nonostante tutto intercorre tra inglesi ed irlandesi, a volte porta a considerare tutto ciò come una lotta di seconda fascia, una specie di Via Pàl con qualche pistola e qualche bomba in più. Il gesto di Sands può considerarsi parte di una simile farsa? Noi identitari rispondiamo di no, e consideriamo il suo esempio di rinuncia alla vita, che fu in vista di un bene superiore, come una chiara prova di ciò. Anche se il nostro eroe non versò una goccia di sangue, quando fu deposto nel cimitero di Milltown, quel sangue non decompose, ma si trasformò in Mito ed aumentò la forza e l’ardore dei combattenti, come ogni eroe caduto per la sua Patria finisce per fare, magari senza saperlo. Per Sands dunque l’Identità andò oltre ogni limite, anzi, lo portò a rompere ogni suo limite personale, quel confine, quel velo, che ogni uomo ha tra sé e la sua vita dopo la morte. Quel velo tanto spaventoso, seppur porta di un mondo dorato e meraviglioso, nel quale egli ora certamente vive in Grazia e Gioia. Per questo Sands è Identitario Totale. Egli scelse lo straordinario, l’eroico, l’Oltre. Che di sofferenza e morte ha soltanto l’apparenza.

Essere identitari significa essere pronti a difendere la propria terra a qualunque costo, fosse anche il coraggio di intraprendere quel viaggio, di imbarcarsi su quella nave che porta al di là del Mare, nelle terre dove il tempo non scorre mai.

Marco Malaguti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.