Sardi e Sardita’

“Questa aberrante ed inquinante ideologia, che sogna di sostituire ovunque alle realtà naturali dei popoli altrettante società sempre più multirazziali, è solo l’espressione di un’esigenza pratica della Grande Finanza mondialista che ha bisogno – nelle aree più industrializzate – della immigrazione di mano d’opera a basso costo, e che è fortemente disturbata e infastidita nel progressivo espandersi del proprio impero – dalla ingombrante presenza delle differenze nazionali, razziali e religiose offerte dai popoli che intendono mantenere la propria identità nell’indipendenza politica.” Sergio Gozzoli

gigante di monte prama

Da un po’ di tempo si è fatto un gran parlare di termini come “popolo sardo”, “autonomia”, “indipendenza”, “nazione sarda”. La maggior parte delle volte quando sentiamo zelanti politici o scribacchini sputasentenze di istanze “indipendentiste anti-imperialiste” usare questi termini siamo di fronte a una loro totale incomprensione del vero significato di queste parole.
Noi Identitaristi dovremo sempre tenere chiaro che cosa intendiamo con il termine di Popolo Sardo. Partendo dal presupposto che non esiste un Popolo senza una terra, né un Popolo senza una Lingua allo stesso tempo non può neppure esistere uno Stato legittimo che al suo interno non comprenda quindi un Popolo omogeneo, unico presupposto per la sua esistenza. La definizione dell’essere Sardi è molto più semplice di quello che si pensa: essere discendente di quel popolo che da millenni vive su quest’Isola, da cui è nata la cultura, la lingua e la tradizione Sarda. Questo è il primo presupposto per poter parlare di sardità. Su sambène e il suo Diritto, lo Ius Sanguinis.
Non esiste altro parametro di partenza. Noi siamo Sardi in quanto rappresentanti di un tipo etnico definito, sia esteticamente che geneticamente, unico tipo a cui si adatta una certa cultura e una lingua che non sono altro che il prodotto della nostra Anima Etnica, scaturente direttamente dal substrato biologico. Senza questo fattore essenziale semplicemente la cultura sarda non esisterebbe, o meglio, sarebbe un’altra cultura ma non certo quella che vogliamo difendere e che a loro dire vorrebbero difendere anche coloro i quali negano che un popolo abbia il suo presupposto di esistenza principalmente nella sua componente etnica. Le politiche mondialiste che ormai hanno accelerato in modo spaventoso il loro ritmo anche in Sardegna, volendo risucchiare nel loro gorgo ogni popolo che ancora si mantiene indipendente nella sua etnia e nella sua cultura sta forzando questa barriera (che una certa sottocultura antisarda ha mostrato come la “chiusura” dei sardi verso le altre “culture”) riversando migliaia di immigrati extraeuropei, i quali in se non sono l’immediato problema di tipo culturale, ma sono la base per la creazione di un nucleo etnico estraneo ai sardi che nel giro di vent’anni potrebbero raggiungere la prevalenza nelle nostre scuole,nella nostra economia, nella nostra vita. Non si può dire di voler difendere la Sardità e parlare addirittura di indipendenza se non si fa luce prima di tutto su questa problematica fondamentale, perché si mettano bene in testa una cosa i signori delle tanti bandierine coi quattro mori: la Sardità è un fattore che può esistere solo se esiste il popolo sardo, e se loro nella loro miopia non riescono a capire questo vuol dire che persone ben più degne devono alzare in modo legittimo la Bandiera Sarda, ben consci del suo significato storico, e senza farsi intimorire da niente e da nessuno portaranno avanti la Lotta per l’esistenza del nostro Popolo.

Ecco allora chiarito il primo presupposto della Sardità. Ma ve ne è un altro non meno importante che è quello della Terra. Pochi popoli hanno creato nei millenni un rapporto così stretto con la propria Terra tanto quanto il nostro popolo, per noi non è concepibile poter immaginare che esso posso continuare a esistere in mondo che si va sempre più urbanizzando. Ormai da decenni anche la nostra Isola ha subito le perfide manovre dei politici Mondialisti dell’Italia e di Strasburgo cancellando decade dopo decade ogni contatto del popolo con la propria terra, distruggendo la nostra agricoltura, la nostra pastorizia e ogni tipo di sano modo di creare benessere per una società. Tutto è stato trasferito sul piano delle speculazioni e del principio del massimo reddito con la minor spesa. Occorre quindi prendere visione del fatto che la nostra stessa vita quotidiana è stata ormai “desardizzata”. Quelli che erano i ritmi vitali dei nostri nonni sono ormai stati, nella maggior parte dei casi, stravolti e calpestati. I Sardi, popolo stanziale e non nomade, appartenente alla famiglia delle genti Europidi, per millenni hanno basato la loro vita sulla coltivazione della terra su cui far crescere la propria famiglia. Ed ecco un altro connubio indissolubile dell’anima del sangue sardo: la Terra – il Lavoro – la Famiglia. Questi tre fattori, inscindibili nella nostra cultura e intimamente connessi vengono coscientemente minati dalle vipere che scientemente vogliono distruggere ogni tipo di Identità, per sostituire un popolo omogeneo e sano con una miscela informe di stupidi consumatori. Il primo lavoro da fare su questo fronte è quindi di tipo culturale, guardarci intorno e riconoscere tutti i fattori di desardizzazione che ci sono stati imposti, con il lavaggio del cervello, con i falsi miraggi della non-cultura multirazziale proveniente da MTV, stili di vita degenerati giuntici da ambienti culturali del tutto stranieri e per noi nocivi, e questo nei rapporti interpersonali, nella musica, nell’arte, nelle lettere. Da qui deve iniziare una contro-cultura che spinga a creare nuove forme aggregative che facciano fronte a questa esistenza, come cellule di un nuovo modello di società sarda, nuovo ma vero, perché riportante i nostri valori arcaici, unici veri e unici che noi riconosciamo come validi. Partire da una sensibilizzazione di quella parte del nostro popolo che ancora si è mantenuta sana, nei piccoli centri, nelle campagne, sui monti, ovunque si possa ancora mantenere il fronte della nostra comunità popolare. In questo modo si potranno creare i presupposti politici per poter poi andare agire concretamente in modo risolutivo e direttamente amministrativo delle problematiche del lavoro, dell’immigrazione, della ricostruzione di una società che ha ormai perso ogni riferimento Sano e Naturale.

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