Shardana: l’arte del combattimento

Oggi si dibatte furiosamente nel mondo accademico sul reale significato dei cosiddetti pugilatori Bronzetti e sulle Statue di Mont’e Prama che sembrerebbero raffigurarli in pietra arenaria: si va dall’arrampicatore del Nuraghe per scopi bellici o ludici, al cercatore di sughero, al “corridore” che negli assalti ai carri nemici finiva gli avversari con potenti colpi alla figura. Ora, sorgono addirittura dei dubbi che i Giganti di Mont’e Prama appartengano alla Popolazione Nuragica, quasi che questi siano stati edificati in tempi recenti (IX Sec. aC.?) da una Civiltà, magari gli Shardana “popolo del mare”, che aveva dunque conquistato la terra degli antecedenti Nuraghi… Le teorie sono tantissime, tutte per altro supportate da analisi logiche efficienti effettuate da vari esperti ed amanti a vario titolo della cultura Sarda.

shardanaAnche io ho una mia opinione, che, umilmente, dissente da tutte quelle succitate.
Anche io, non essendo un archeologo o un responsabile della Soprintendenza o un docente universitario, posso solo basarmi sulla mia esperienza, e, senza avventurarmi in campi accademici che non sono i miei, formulare una mia versione dei fatti. Credo semplicemente che quella del Pugile sia la teoria più accreditabile da una serie di (ovvie) considerazioni: Anzitutto, sul fatto che come oggi anche allora il mediterraneo fosse animato da fiorenti attività commerciali e dunque anche di interscambio culturale; e poi che i Sardi, come altri popoli del tempo, fossero a vocazione guerriera, dunque aventi l’interesse di imporre all’interno come all’esterno la “cultura della forza” che avrebbe animato anche i Romani su più larga scala. Così, anche per il Pugilato, non possiamo avere la prova definitiva che esso sia stato inventato in Sardegna dai Sardi prima che altrove, ma possiamo per lo meno “vantarci” di un onesto dato di fatto: La statuaria del Sinis é datata quasi al 1000 a.C., e si riferisce alla celebrazione di guerrieri – gladiatori (li chiameremo così, per accontentare un pò tutti) che probabilmente eccitavano le comunità tribali del tempo o i capi regnanti, proprio come nelle Arene Romane, ed erano a tutti gli effetti Eroi celebrati in Patria; mentre le olimpiadi in Grecia, celebrate attorno al 600, hanno visto lo svolgersi di un “protopugilato” (sarebbe meglio definirlo un antico metodo di kick boxing dacché comprendeva anche i calci).

Cosa significa? Mentre la storia ufficiale ci rifila il pugilato come una invenzione dei Greci – e non sia mai che i Sardi abbiano inventato qualcosa! – possiamo attestare la boxe come una pratica di lotta sportiva-sacralizzata non prettamente Greca, ma anche e non solo Nuragica. Lotte simili sono state storicamente appurate in Mesopotamia (Sumeri) e in Africa (Egizi), e si perdono fino all’alba dei tempi. Inutile dunque pensare che questo antico prototipo di arte marziale fosse “escluso” ai Sardi, la cui posizione strategica in mezzo al Mediterraneo permetteva di ricevere, oltre che di andare a proporre altrove tutte le novità in fatto di cultura, politica, commercio, etc. Inoltre, penso che il Sardo di allora fosse popolo devoto alle divinità, e che dunque, in queste ipotetiche lotte tribali, potesse includere la morte sacrificale o il ferimento grave (e in ogni caso, combattere una lotta dal forte pericolo di versamento, tutt’altro che simbolico, di sangue) nelle proprie opzioni. Vincere sull’avversario dunque, forse ucciderlo, per sacrificarlo agli Dei o ai Capi Sacerdoti.
E poi, tornando alle ipotesi iniziali, perché quelli che sono stati appurati essere CAESTUS, ovvero guantoni con punzoni in cuoio, anche nei bronzetti come in altri reperti (Etruschi, Micenei, Venetici) di quel tempo, sarebbero dovuti servire a cercare sughero, quando invece per farlo i Nuragici avrebbero avuto ben altri strumenti per farlo? Perché parlare di arrampicatori di Nuraghi, se queste torri avevano al loro interno scalini a più piani per arrivare ai più alti punti di vedetta? Perché definirli assaltatori quando esporli in un territorio di guerra senza “armatura” li avrebbe sacrificati a morte quasi sicura di spada o freccia?

La realtà é una, e anche poco interpretabile: questi gladiatori armati di punzoni in bronzo e guantoni in pelle, ma senza prototipi di protezioni (se non negli avambracci, per impedire il taglio delle vene dagli affilati caestus e per attitutire i potenti colpi di percussione di pugni e tibie) e con lo scudo in pelle (che fosse effettivamente uno scudo e non un mantello devozionale é ancora dibattuto), se le davano di santa ragione. Calci, pugni, proiezioni, persino sbilanciamenti e corpo a corpo come nell’Istrumpa loro naturale e stretta parente. Ora questo viaggio dalle teorie é passato alla pratica. Le traiettorie dei colpi e le movenze del Pugilatore le sto riportando alla luce. Presto, attualizzando le regole e modernizzando il “look” della tradizione nuragica (un pò come si é fatto con la Muay Thai in Thailandia, col Karate in Giappone ed il Kung Fu in Cina) in un moderno metodo di lotta da strada e da ring sarò in grado di dare risalto internazionale a questa splendida e misteriosa disciplina… E questa non é una promessa, é un giuramento. La Parola data di un Sardo che ha il coraggio di essere Veto e Garanzia.

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