Viaggiare: una nuova consapevolezza

Ferdinando Pessoa diceva: “È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. […] La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo”.
Viaggiare ci permette, quindi, di perdere un frammento di noi stessi e di adagiarlo su un territorio diverso da quello che i nostri occhi sono abituati a osservare, che la nostra routine è solita sminuire. E’ forse per sete di conoscenza che, ricalcando le orme di Ulisse, ci spingiamo sempre alla ricerca di nuovi territori da scoprire e ci interessiamo di terre lontane. E’ per mettere a dura prova le nostre capacità di fronte alla natura che scaliamo aspre vette e ci ritroviamo in cima ad osservare il panorama, è, infine, per saziare la nostra anima che in solitudine partiamo con uno zaino pesante in spalla verso mete ignote. Dei viaggi, infatti, non ci rimangono solo fotografie e souvenir, ma la nostra identità rimane come permeata per sempre delle emozioni e dei mille volti che la natura e le cose assumono.
Viaggiare ci fa sentire cittadini del mondo, ci ricorda, quando ce lo dimentichiamo, a quale terra e popolo apparteniamo, e ci accusa, a volte, di sminuire le nostre tradizioni e le nostre bellezze senza averle realmente conosciute. 

A mio avviso, per quanto, però, un viaggio possa essere sorprendente, non mi porterà mai lontano da qui e dalla mia patria. Io sono la mia patria e viaggiare può solamente accentuare la consapevolezza che è qui che io pianterò le mie radici per sempre.

Livia (Milano)

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